I Mondiali indimenticabili di F1

1950 Farina del nostro sacco . (A cura di Alberto Sigona – Le Teche GDS) – Foto: motori-emotions

Primo Mondiale di F1 e subito arriva il primo trionfo italiano. Lo ottiene Nino Farina su Alfa Romeo, sopravanzando il compagno di scuderia Juan Manuel Fangio (argentino). Il ribaltamento in graduatoria si concretizza nell’ultima prova del Campionato, proprio nel Gp d’Italia sullo storico circuito di Monza. Prima della gara Fangio comanda in classifica di 4 punti (che all’epoca non erano pochi: il sistema di punteggio, infatti, prevedeva punti solamente ai primi 5 classificati: 8-6-4-3-2) sull’azzurro. La contesa conclusiva è entusiasmante. L’argentino parte in pole, 3° Farina. Al 24º giro Fangio è costretto ai box, per la rottura del radiatore dell’acqua, ma il pilota argentino non si rassegna e poco dopo torna in pista con l’Alfa Romeo di Taruffi, tra i fischi di disapprovazione del pubblico, ma ricorrendo ad una precisa disposizione regolamentare, che permette un simile gioco di squadra. Ma le sorprese non sono finite, e Fangio è costretto a fermarsi definitivamente al 35º giro, per problemi al motore, dando così l’addio ai suoi sogni di conquistare il Titolo Mondiale, che per 3 punti andrà al pilota italiano (vincitore del Gp). Farina molti anni dopo morirà 59enne in un incidente stradale.

1951 LA PRIMA DI FANGIO

E’ un Mondiale particolarmente combattuto, anche se vedrà sempre in testa l’argentino J. Manuel Fangio (Alfa Romeo), che alla fine risulterà il vincitore del torneo. Prima dell’ultima gara in Spagna la classifica recita: Fangio 27 punti, l’italiano Ascari (Ferrari) 25. Questi parte in pole, proprio davanti a Fangio. Ma sarà proprio il sudamericano ad aggiudicarsi il Gran Premio iberico, con Ascari che concluderà in 4^ posizione, rinviando al 1952 l’appuntamento con la gloria (si sarebbe poi ripetuto nel ’53: tuttora è l’ultimo italiano capace di aggiudicarsi il Titolo). Per Fangio fu il 1° di ben 5 Titoli iridati, un record destinato a resistere per l’intero secolo.

1958 LA STAGIONE MALEDETTA

La 1958 è una stagione particolarmente disgraziata per la Formula 1, che registra la scomparsa in tragici incidenti in pista di ben 3 piloti di chiara fama: Luigi Musso, Peter Collins (Ferrari) e Stuart Lewis Evans (Vanwall). All’epoca le morti in gare automobilistiche non erano certo una rarità, anzi erano piuttosto frequenti, quasi una macabra regola che il fato si affrettava a far rispettare con disarmante puntualità, ma in questo campionato la iella toccò il suo apice. Alla fine dei giochi vincerà con una certa scioltezza il ferrarista britannico Mike Hawthorn sul connazionale Stirling Moss su Cooper. Hawthorn non difenderà mai il suo Titolo Mondiale. Molto colpito da questa stagione particolarmente “omicida” (era molto legato a Collins), annuncerà il suo ritiro a fine anno. Poche settimane dopo, anche lui perirà in un incidente stradale a nemmeno 30 anni…

1959 BRABHAM SU TUTTI

Prevale l’australiano Jack Brabham (Cooper) sul ferrarista britannico Tony Brooks. Brabham conduce la stagione sin dalle prime battute, ma il trionfo iridato sarà certificato soltanto nell’ultimo appuntamento del campionato, negli Stati Uniti, con Brabham che raggiunge il traguardo (4° posto, alle spalle di Brooks) spingendo a braccia il suo veicolo senza più carburante, laureandosi Campione del Mondo con 4 punti di vantaggio sul pilota “rosso” (prima dell’ultima gara Brabham conduceva con + 6 sull’eterno secondo Moss e + 8 su Brooks).

1961 E VINSE… LA MORTE

La stagione fu caratterizzata dal duello interno alla Ferrari tra lo statunitense Phil Hill ed il tedesco Wolfgang von Trips, conclusosi tragicamente al Gran Premio d’Italia (penultimo appuntamento in calendario) – vinto da Hill – con la morte del pilota tedesco (che alla vigilia della gara conduceva nel torneo con +4 sul rivale) in seguito ad un drammatico incidente in cui persero la vita anche 13 spettatori. Alla fine l’americano (che in segno di lutto rinunciò, assieme alla scuderia, a correre l’ultima prova iridata negli USA), prevalse per un solo punto. Ma in quel torneo la vera vincitrice fu la morte.

1964 E SURTEES SI FECE IN DUE

E’ uno dei Mondiali più incerti di sempre, pieno di colpi di scena ed imprevisti a non finire. All’ultimo Gp in Messico arrivano addirittura in 3 a giocarsi il Titolo: Graham Hill (39 punti) su BRM, l’ex motociclista John Surtees (34 punti) su Ferrari, e Jim Clark (30) su Lotus. La suspense è ai massimi storici. La griglia di partenza vede Clark in pole position, 4° Surtees, 6° Hill. Al via scatta bene Jim Clark, che prende subito il comando della corsa. Al 31º giro, il ferrarista Lorenzo Bandini, insidiando Hill per il terzo posto, tampona il pilota della BRM e lo manda in testacoda, costringendolo ad una sosta ai box che lo fa retrocedere in fondo al gruppo, avvicinando così di fatto Clark alla vittoria del Mondiale. Ma al 63° e terz’ultimo giro ecco l’ennesimo colpo di scena di questo pazzo Mondiale: il motore della Lotus di Clark si guasta proprio sul più bello, facendogli perdere diverse posizioni, scivolando sino al 5° posto. La classifica della gara, a questo punto, recita: 3° Surtees, 5° Clark, 11° Hill, campione del Mondo virtuale. Ma a poche tornate dal termine Bandini cede la sua posizione al compagno di scuderia Surtees, permettendogli così di arrivare 2° sul traguardo e di ottenere in modo rocambolesco i punti necessari per vincere il Mondiale. Sinora è l’unico pilota della storia del motorsport ad aver conquistato il titolo iridato sia nel Motomondiale, sia in Formula 1.

1967 HULME IN PRIMIS

Il neozelandese Denny Hulme della Brabham si aggiudica con relativa disinvoltura il Titolo davanti al compagno di scuderia Jack Brabham (fondatore della squadra per cui gareggia e con cui l’anno prima s’era aggiudicato in scioltezza l’iride). Ma nonostante una stagione vissuta da protagonista indiscusso, per festeggiare Hulme dovrà attendere l’ultimo Gp in Messico, in cui si piazzerà 3° alle spalle del rivale, aggiudicandosi il Campionato per soli 5 punti. Hulme sarà il primo Campione del Mondo a morire per cause naturali (infarto), nel 1992 a 56 anni.

1970 UN TRIONFO ALLA MEMORIA

Fu l’unico Mondiale di Formula 1 assegnato post mortem. Lo sfortunato pilota a fregiarsi di un Titolo alla memoria di cui avrebbe fatto a meno molto volentieri fu l’austriaco Jochen Rindt (Lotus). Questi dopo i primi 9 Gran Premi prende il largo in classifica generale, apprestandosi a vincere a redini basse il suo primo iride. Poi nel GP d’Italia, durante le qualifiche, avviene la tragedia, con Rindt che rimane vittima di un tremendo incidente, perdendo la vita a soli 28 anni. A quel punto al diretto inseguitore, il belga della Ferrari, Jacky Ickx, si spalancano le porte per il sorpasso in graduatoria, ma il divario colossale accumulato sin lì risulterà incolmabile, e le successive 4 gare in calendario certificheranno, fra la commozione generale, il “trionfo” del povero Rindt, che però non potrà mai festeggiare….Per completezza eccovi quella che fu la classifica definitiva: Rindt 45 Ickx 40 Regazzoni (Ferrari) 33.

1974 SINO ALL’ULTIMO RESPIRO

Il Titolo andò al brasiliano Emerson Fittipaldi su McLaren al termine di un appassionante testa a testa senza precedenti col ferrarista Regazzoni. I due arrivarono all’ultimo Gp degli USA (in cui morìrà a causa di un incidente in gara il pilota austriaco della Surtees, Helmuth Koinigg) appaiati a pari punti (uno scenario inedito che si ripeterà soltanto nel 2021…); Fittipaldi (che in griglia partiva 8°, poco davanti al rivale) terminò la gara 4°, Regazzoni (alle prese con diversi problemi alla sua vettura) solo 11°.

1976 E VINSE L’ANGOSCIA

Il ferrarista Niki Lauda sembra il padrone incontrastato del Mondiale. Ma in Germania, sul circuito del Nurburgring, su di una pista resa pericolosa da una pioggia abbondante, il pilota austriaco è protagonista di un terribile incidente, che mette a repentaglio la sua vita. Si salva per miracolo. Quindi salta i successivi GP di Austria ed Olanda, consentendo al rivale della McLKaren, James Hunt, di tornare in corsa per un Titolo che prima del drammatico sinistro di Lauda in terra tedesca pareva decisamente fuori dalla sua portata (prima del Gp di Germania la classifica recitava: Lauda 61, Schechter 30 Hunt 26). Al ritorno alle gare (in Italia) il driver austriaco è una copia sbiadita del campione che tutti erano abituati ad ammirare, ed il rivale britannico continua a farsi sotto impietosamente. Sicchè i due concorrenti arrivano all’ultima prova iridata, in Giappone, staccati di sole 3 lunghezze, con Lauda che ad ogni modo si trova ancora in testa al Mondiale. L’epilogo è di quelli che non ti aspetteresti mai. La gara, infatti, si disputa in condizioni meteo proibitive, al punto da indurre il ferrarista al clamoroso ritiro dopo appena 2 giri (le condizioni della pista, per il pilota austriaco, sono troppo pericolose per gareggiare e terribilmente simili a quelle del Nurburgring: lo schock di qualche mese fa è ancora vivissimo nella sua mente…), consegnando il Titolo ad Hunt (3°) per un solo punto.

1981 POLTRONA PER TRE

Fu un Campionato decisamente attraente, deciso all’ultimo giro di una stagione entusiasmante. Prima dell’ultima gara in calendario a Las Vegas ancora tre piloti potevano aggiudicarsi il Titolo Mondiale. La classifica era guidata dall’argentino Carlos Reutemann (Williams) con 49 punti, seguito da Nelson Piquet (Brabham) a un punto, e da Jacques Laffite (Ligier), fermo a 43. In qualifica Reutemann conquista la pole davanti ad Alan Jones (Williams), 4° Piquet, 12° Laffite. Il Gran Premio fu spettacolare, pieno di sorpassi e controsorpassi, ed alla fine vide il successo di Jones ed il 5° posto di Piquet (davanti a Laffite, 6°), che così si aggiudicherà l’iride per un solo punto su Reutemann, autore di una gara disastrosa conclusa in 8^ piazza (e pensare che partiva in pole…). Recentemente, nel luglio 2021, Mariana Reutemann ha rilasciato un’intervista subito dopo la morte del padre Carlos, sostenendo che lui le avrebbe confidato che nella notte dopo le qualifiche e prima della gara qualcuno a sua insaputa avrebbe stravolto l’assetto della sua macchina, peggiorandola sensibilmente e di fatto impedendogli di lottare per il Titolo.

1982 ELEMENTARE, WATSON, CHE LA VITTORIA ANDRA’ A ROSBERG…

Nell’anno della morte del pilota della Ferrari Gilles Villeneuve, s’impone il finlandese Keke Rosberg (padre del futuro Campione del Mondo 2016 Niko, che però adotterà la nazionalità tedesca) su Williams, davanti a Didier Pironi (Ferrari) e John Watson (McLaren). Eppure dopo il GP di Francia (quando mancavano 5 gare alla fine del campionato) il francese Pironi, avendo 9 punti di margine su Watson, sembrava il vero favorito. Ma nel successivo Gp di Germania il pilota della Rossa sarà coinvolto in un terribile incidente, che lo costringerà a chiudere anzitempo la stagione…e la carriera. Con Pironi fuori combattimento, la lotta per il Titolo diventa una questione fra Rosberg e Watson. I due arrivano al Gp d’Italia, penultimo appuntamento iridato, con Rosberg (che aveva preso il comando della graduatoria in Svizzera, terzultimo Gp stagionale) avanti di +9 su Prost (Renault) e 12 su Watson e Lauda (McLaren). La gara italiana non muterà più di tanto la situazione in classifica, e Rosberg col 5° posto dell’ultimo Gp di Las Vegas (in cui Watson arriva 2°) si aggiudicherà il Titolo con 6 lunghezze sul povero Pironi (che pochi anni dopo troverà la morte in un incidente di gara in motonautica) ed altrettante su Watson.

1983 LA RINCORSA VINCENTE

Si registra il trionfo del brasiliano Nelson Piquet (Brabham) sul francese Alain Prost (Renault) per appena 2 punti. Piquet concretizza proprio nell’ultima prova del Mondiale, in Sudafrica, una lunga e strabiliante rincorsa (ed inedita) nei confronti del driver transalpino, che in pratica aveva guidato la classifica per l’intera stagione. Per renderci conto della portata dell’impresa compiuta da Piquet, basti pensare che dopo il Gp d’Austria (a – 4 gare dalla conclusione del campionato iridato) accusava da Prost un gap di ben 14 lunghezze, non poche nell’epoca dei 9 punti a vittoria….I due piloti arrivarono all’ultimo appuntamento stagionale divisi da soli 2 punti: Prost era sempre al comando, con 57 punti, seguito da Piquet con 55. In terra africana Piquet conquista la 2^ posizione nella griglia di partenza, mentre Prost si accontenta del 5° posto. La gara del francese durerà però 36 giri a causa di un problema al turbo; quindi Piquet rimane in testa ad un Gp che in pratica aveva condotto sin dal principio. Alla fine sarà 3°, e gli basterà per aggiudicarsi un Titolo che sino a poche settimane prima pareva impronosticabile o quasi.

1984 VINCERE PER MEZZO PUNTO….

Uno dei Campionati Mondiali più incerti di sempre. A metà stagione Alain Prost (McLaren) è saldamente in testa al torneo iridato con 11 punti sul suo compagno di scuderia Niki Lauda, e sembra prospettarsi il trionfo in surplace del francese. Tuttavia il driver austriaco inizierà una lenta ma costante rimonta. Dopo il Gp della Gran Bretagna (10^ prova della stagione) Prost ha praticamente dilapidato l’intero patrimonio di punti di vantaggio sul rivale che adesso gli è col fiato sul collo a soli 2 punti. Anzi, 2 punti e mezzo (tenetevi a mente il..mezzo). Poi nella successiva prova, in Germania, il pilota francese sembra rialzare la testa, aumentando il margine a 5 punti (e mezzo). Ma nella gara successiva, in Austria, proprio nel Gp di casa, Lauda (che si aggiudica la gara, con Prost costretto al ritiro) concretizza il sorpasso in graduatoria: la classifica, ai – 4 dalla conclusione del campionato, recita: Lauda 48, Prost 44,5. Nel Gp d’Olanda il pilota francese ritorna al ridosso di Lauda, che adesso dista appena 0.5 punti, per un finale di stagione che si preannuncia più incerto che mai. Ma in Italia Prost è costretto ad un nuovo ritiro per guai al motore, così Lauda prende il largo in classifica, allungando il vantaggio a 10.5 punti, ponendo una seria ipoteca sul trionfo iridato. Stavolta il torneo sembra davvero chiuso. Sembra. Già, perchè le emozioni, i colpi di scena ed i ribaltamenti clamorosi sono destinati a proseguire. Nel Gp d’Europa, infatti, quello che avrebbe dovuto consegnare matematicamente il Titolo a Lauda, accade l’ennesimo fuori programma di questa pazza stagione. Le qualifiche sono contraddistinte dalla pioggia, e vedono Prost ottenere la 2^ posizione in griglia, solo 15° Lauda, che così compromette ancor prima di partire la gara. Prost si aggiudicherà il Gp, Lauda, costretto ad una rincorsa estenuante, riuscirà a strappare un prezioso 4° posto che gli garantisce di mantenere il 1° posto in graduatoria con + 3.5 sul suo antagonista. Così tutto si dovrà decidere nell’ultima gara in Portogallo. Anche qui Prost disputa un’ottima qualifica, conquistando la 2^ posizione in griglia, mentre Lauda, alle prese con problemi tecnici alla vettura, si piazza 11°: per l’austriaco si prospetta, proprio nel momento clou della stagione, un’altra gara tutta in salita, costretto a rincorrere per l’intero Gp. Dopo 9 giri Prost conquista il comando della gara che lo vedrà poi vincitore. Lauda dopo una lunghissima e difficile rimonta, e dopo tante peripizie degne del miglior film d’azione (che non stiamo qui a ricordare per non appesantire troppo il racconto), riesce a piazzarsi al 2° posto, aggiudicandosi il Titolo per…mezzo punto. E non fu una metafora.

1986 IL TRIANGOLO Sì

Il Campionato è caratterizzato da una inedita lotta a 3 fra il francese della McLaren Alain Prost ed i due driver della Williams, N. Mansell e N. Piquet. Dopo il Gp d’Italia, ai -3 dalla conclusione del torneo, Mansell comanda con 61 punti, seguito da Piquet con 56 e Prost con 53. Il driver britannico rafforza la propria leadership dopo la gara in Portogallo, comandando con + 10 sul compagno di scuderia e +11 sul pilota francese. I giochi sembrano ormai chiusi in favore di Mansell, ma il Gp del Messico li riapre, così i tre contendenti arrivano all’ultima gara, in Australia, con la seguente classifica: Mansell 70, Prost 64, Piquet 63. In Oceania Mansell conquista la pole position davanti a Piquet, Senna (Lotus) e Prost, apprestandosi a brandire il Titolo iridato. Tuttavia Mansell non potrà capitalizzare la posizione sulla griglia a causa di una foratura che lo costringerà al ritiro a venti giri dalla bandiera a scacchi; perciò il Gp se lo aggiudica Prost davanti a Piquet: il francese, al di là delle previsioni, è Campione del Mondo con 72 punti, contro i 70 di Mansell ed i 69 di Piquet.

1989 QUEL DUELLO AL VETRIOLO

Il Mondiale vide prevalere nettamente il francese Alain Prost (McLaren) sul suo compagno Ayrton Senna, ma quanto accadde nel penultimo Gp del Giappone rese codesta stagione indimenticabile. Prost si presentò in terra nipponica con un vantaggio di 16 punti su Senna; a due gare dal termine del campionato, il pilota brasiliano era costretto a vincere per mantenere aperta la lotta per il Titolo. Il brasiliano conquistò la pole position, 2° piazza per Alain. Al via della gara Prost scattò meglio del compagno di squadra, sopravanzandolo e prendendo subito la testa della corsa. Il pilota francese conquistò inizialmente un buon margine su Senna, rimanendo in prima posizione anche dopo il primo pit stop per il cambio gomme, ma poi il brasiliano cominciò a rimontare, portandosi a ridosso del rivale. Al 47º giro Senna attaccò Prost: i due vennero a contatto (il pilota francese gli chiuse la traiettoria) e finirono nella via di fuga. Prost, ormai sicuro di aver vinto il Mondiale, scese dalla vettura, ma Senna rimase all’interno dell’abitacolo e, grazie all’aiuto dei commissari di percorso, riuscì a ripartire, portandosi in testa. Quindi si aggiudicherà il Gran Premio, riaprendo i giochi, che a quel punto si sarebbero chiusi soltanto in Australia. Subito dopo la gara, tuttavia, Senna fu squalificato per aver tratto vantaggio dalla spinta dei commissari, rientrando in pista dalla via di fuga della chicane e non percorrendo la chicane medesima. Così Prost divenne matematicamente Campione del Mondo per la terza volta in carriera. Con Prost in procinto di passare alla Ferrari, la McLaren prese le difese del brasiliano: rivoltasi al tribunale di Appello, la scuderia inglese non riuscì a migliorare la situazione del proprio pilota, che anzi fu accusato, nella sentenza del 30 ottobre 1989, di “minacciare la sicurezza degli altri piloti in pista”, chiamando in causa anche altri episodi controversi in cui il driver sudamericano era stato coinvolto nelle ultime due stagioni. Iniziò perciò uno strascico di polemiche tra Senna e il presidente della FISA Jean-Marie Balestre che si sarebbe trascinato per tutto l’inverno, con il pilota brasiliano che a dicembre sarà pesantemente multato, subendo il ritiro della superlicenza per un certo periodo. La polemica tra Senna e Balestre si risolse solo poco prima l’inizio della nuova stagione; alle scuse (via lettera) del brasiliano seguì il ripristino della superlicenza da parte della federazione.

1990 ATTENTI A QUEI DUE

Il Mondiale 1990 fu vinto dal brasiliano Ayrton Senna su McLaren al termine di un appassionante duello col ferrarista (ex compagno di team) A. Prost, per una rivalità fra due campionissimi che caratterizzò in positivo la Formula 1 degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, rendendola quantomai spettacolare ed imprevedibile. Di quel campionato iridato Senna ne fu praticamente il leader sin dal principio, conquistando però il Titolo soltanto alla penultima gara, in Giappone, peraltro in maniera molto discutibile. Qui Senna parte in pole proprio davanti al driver della Ferrari. La gara si preannuncia molto equilibrata e lo spettacolo sembra ancora una volta garantito. Nessuno può immaginare che il Gp per loro due durerà meno di un giro. Ecco quanto accade in pista: Prost al via “brucia” subito Senna, portandosi al comando, ma arrivato alla prima curva, Senna mantiene la traiettoria interna, incurante della presenza del francese; i due finiscono per toccarsi, con la McLaren che tampona la Ferrari, spedendola nella via di fuga. Entrambi saranno costretti al ritiro, col Titolo che va matematicamente al pilota brasiliano. La manovra (al limite del regolamento) di Senna desterà grandissime polemiche, portando ai massimi storici la rivalità (non sempre sana) fra i due fuoriclasse dell’automomobilismo; la FIA, contrariamente a quanto fatto l’anno precedente, non sanzionerà nessuno dei due piloti, considerando l’accaduto (che rimarrà negli annali della F1) come un lecito incidente di gara. Un anno dopo, Senna ammetterà pubblicamente di aver provocato volontariamente l’incidente.

1994 ED INIZIO’ L’EPOPEA SCHUMACHER

Nell’anno della tragica scomparsa del pilota brasiliano della Williams, Ayrton Senna, perito in un incidente di gara a San Marino, Michael Scumacher (Benetton-Ford) ne raccoglie l’eredità di campionissimo e si aggiudica il primo di ben 7 tornei iridati, con un solo punto sul britannico Damon Hill (Williams). Il tedesco, dopo la morte di Senna (avvenuta praticamente ad inizio stagione), allunga in testa alla graduatoria (si trovava in vetta sin dal primo Gp), e quando mancano 5 gare alla conclusione sembra in grado di prendere inesorabilmente il largo. Tuttavia a seguito di una scorrettezza compiuta qualche settimana prima dovrà saltare per squalifica 2 Gp, un’assenza che permetterà ad Hill di rifarsi sotto, portandosi ad un solo punto dal leader della Benetton-Ford. Nel terzultimo appuntamento iridato Schumy ritorna in gara, aggiudicandosi, proprio davanti al driver britannico, il Gp d’Europa, ma in Giappone Damon “ricambia” il pilota germanico, vincendo il Gp proprio davanti a lui. Così si arriva all’ultimo appuntamento iridato, in Australia, con la seguente classifica: Schumacher 92, Hill 91. Una classifica che non muterà più, visto che entrambi i piloti non riusciranno a portare al termine la gara d’Oceania. Al 36° giro, infatti, Schumy, mentre si trova al comando, commette un errore andando a toccare un muro; dopo l’urto rientra in pista mentre sopraggiunge Hill, il quale tenta il sorpasso nella successiva curva a destra; Schumacher chiude la traiettoria (secondo molti con l’intenzione di cercare l’incidente), Hill non riesce a evitare il contatto col tedesco che finisce la sua gara nelle barriere, mentre l’inglese danneggia la monoposto in maniera irreparabile. Tale incidente suscita grandi polemiche sulla condotta di Schumacher ma la FIA classifica l’incidente come un normale episodio di gara, non riscontrando prove di una intenzionalità del contatto da parte del tedesco.

1997 IL TRIONFO DEL SOSPETTO

Il Mondiale del 1997 fu caratterizzato dalla lotta all’ultimo sangue fra il ferrarista M. Schumacher ed il pilota della Williams J.Villeneuve (figlio del compianto Gilles), che si sarebbe conclusa in maniera rocambolesca, fra mille polemiche. Schumacher (che aveva condotto quasi per l’intero campionato) arriva all’ultimo Gp con un solo punto di vantaggio sul rivale. Al via del Gran Premio d’Europa (Spagna) Villeneuve parte in pole; Schumacher scatta bene e va in testa, mentre il canadese fa slittare le gomme e viene superato anche dal compagno di squadra, che poi gli lascerà strada. Il tedesco della Ferrari rimane in testa anche dopo i due pit-stop, ma Villeneuve lo pressa con una decisione sempre maggiore, fino a quando al 47º giro tenta un attacco. Schumacher però lo chiude con il solo risultato di auto-eliminarsi, mentre il canadese continua tranquillo verso la vittoria del Gp e del Titolo iridato. L’episodio dell’incidente tra Schumacher e Villeneuve avrà poi degli strascichi. L’11 novembre dello stesso anno, la FIA squalifica il pilota tedesco eliminandolo dalla classifica, pur concedendogli di conservare punti e vittorie ottenute. C’è da dire, però, che molte vittorie Villeneuve le ottenne giovandosi di molti ritiri sospetti dei due piloti McLaren, Hakkinen e Coulthard, che guarda caso all’ultimo Gran Premio saranno fatti passare da Villeneuve mentre era in testa, per un favore che non fece altro che confermare in un certo qual modo i sospetti di combine che aleggiarono all’epoca.

1998 MIKA VERO

Il finlandese Mika Hakkinen su McLaren si aggiudica il Titolo iridato, costringendo la Ferrari (di Schumacher) ad inghiottire l’ennesimo boccone amaro. La Rossa alla vigilia della stagione sembrava la favorita per il campionato, ed il lungo digiuno, che durava da quasi vent’anni, pareva destinato finalmente ad interrompersi. Ma anche stavolta – al termine di un torneo tutto sommato dominato da Hakkinen – dovrà arrendersi all’ultima gara, in Giappone, col driver finnico (che vi si presentò con + 4 di margine sul tedesco della Rossa) che alla fine risulterà vincitore di Gran Premio e Mondiale (con +14 finale sul tedesco della Ferrari, Schumacher).

1999 SINO ALL’ULTIMO BATTITO

Il ferrarista Schumacher fu costretto a saltare gran parte della stagione a causa di un brutto incidente durante il Gp di Gran Bretagna, in cui si ruppe una gamba. Al suo posto in casa Ferrari toccò lottare per il Titolo alla seconda guida Eddie Irvine (Nord Irl.). Il Mondiale si decise all’ultimo GP (Schumy frattanto era rientrato), e vide trionfare ancora il finlandese Mika Hakkinen (McLaren), stavolta per appena due punti, recuperando quattro lunghezze dal britannico proprio nell’ultima gara (vinta dal finnico davanti ai ferraristi).

2000 ROSSO FIAMMANTE

Dopo 21 anni di mistica attesa la Ferrari (che aveva sfiorato il Titolo nel 1999) ritorna sul tetto del Mondo, vincendo il Titolo con Michael Schumacher. Secondo posto per Mika Hakkinen su McLaren1. Alla Ferrari andò anche il Mondiale Marche. Per il Cavallino Rampante era l’inizio di una dittatura che sarebbe durata ben 5 anni, sino al 2004.

2004 SCHUMY 7 BELLEZZE

Per il quinto anno di seguito la Ferrari di Schumacher (e Barrichello) “uccise” il Mondiale, infrangendo praticamente ogni record, entrando per sempre nella leggenda dello sport italiano. Il tedescone, in particolare, entrò nel mito vincendo il settimo iride (quinto consecutivo), un record che un giorno Hamilton potrebbe infrangere.

2006 ALONSO EL MATADOR

Fu uno dei Mondiali più belli ed appassionanti di sempre. Il Titolo andò per il secondo anno allo spagnolo Fernando Alonso (Renault), davanti al solito Schumacher (Ferrari). Il tedescone prima del penultimo GP (dopo una lunga rimonta durata un’intera stagione) si trovava in testa al Mondiale a pari merito con Alonso. Ma il caso volle che, proprio sul più bello, Schumy (mentre era al comando della gara) si ritirasse dal GP del Giappone per rottura del motore, che in Ferrari non si verificava da 6 anni, regalando praticamente il Titolo al pilota spagnolo con un GP d’anticipo.

2007 LA RIMONTA (IM)POSSIBILE

Il Titolo andò al ferrarista Kimi Raikkonen (Finlandia), autore di una delle più grandi rimonte compiute da un driver di F1 nel corso di una stagione che sembrò uscita dalla penna di un grande romanziere. Un Mondiale che vide protagonista la sorte, la quale a più riprese si divertì a condizionare la stagione della McLaren di Hamilton ed Alonso, due galli in un pollaio che in pratica si resero autori di un harakiri senza precedenti, dilapidando un patrimonio inestimabile, facendo un grosso favore al terzo incomodo di turno. Risparmiandovi l’elenco infinito dei colpi di scena che contraddistinsero quel Mondiale (e le scorrettezze di Hamilton e della sua scuderia), per farla breve partiamo dal GP del Giappone (terzultimo appuntamento iridato): Hamilton allunga il vantaggio su Raikkonen, portandosi a 107 punti contro i 95 del compagno (si fa per dire) Alonso ed i 90 di Kimi. Sembra tutto deciso, ma in Cina vince Raikkonen davanti ad Alonso, con Hamilton costretto al ritiro (la sua auto scivola a causa della pioggia e finisce sulla ghiaia) quando era 2° e quindi matematicamente iridato. Classifica che adesso recita: Hamilton 107, Alonso 103, Raikkonen – ormai praticamente spacciato – 100. L’ultimo Gran Premio, in Brasile, rivede Raikkonen (che partiva 3° dietro Hamilton 2°) tagliare per primo il traguardo, davanti al compagno Massa e allo spagnolo Alonso. Solo 7° Hamilton, il quale a causa di un problema all’auto era scivolato sino al 18° posto. Morale della favola: Raikkonen contro ogni pronostico è iridato solamente per un punto su Alonso ed Hamilton! La Ferrari (che ad oggi non ha più rivinto il Titolo Piloti) in quel Mondiale vinse anche il Titolo Costruttori, grazie alla penalizzazione inflitta alla McLaren, rea di spionaggio industriale ai danni della Rossa, per quello che passò alla storia come la SPY-STORY (l’episodio più deplorevole nella storia delle quattro ruote).

2008 LA GENESE DI UN DIO

Per la prima volta il Mondiale se lo aggiudica un pilota di colore, Lewis Hamilton (GBR) a bordo della McLaren. Hamilton domina tutta la stagione, e solo una flessione nel finale avrebbe rimesso in carreggiata il ferrarista Felipe Massa (Brasile) che sulla carta partiva come seconda guida alle spalle del Campione in carica Kimi Raikkonen. Il finale di stagione è entusiasmante: a 4 Gran Premi dalla conclusione Massa riesce a portarsi ad appena un punto dal britannico, il quale però, ai -3 GP avrebbe aumentato il divario a +7. A -1 dal termine la classifica recita: Hamilton 94 punti, Massa 87. L’ultimo GP in Brasile è ad alta suspense, la trama è irreale: le prove ufficiali vedono Massa conquistare la Pole e sperare nell’impossibile. Hamilton parte 4°. A due giri dal termine Massa sarebbe Campione del Mondo, visto il concomitante 6° posto del rivale. Quando Massa taglierà il traguardo sarà convinto di essere il nuovo Campione del Mondo. Lo sono anche ai box, dove già si festeggia. Lo sono i tifosi, anch’essi festanti. Poi, pochi secondi dopo, si apprende che nel caos generale (dovuto alla pioggia ed ai tanti pit stop imprevisti che generarono una bagarre in pista) Hamilton era riuscito nei metri finali ad effettuare un sorpasso (ai danni di Timo Glock della Toyota) portandosi al 5° posto e conquistando quel punto necessario che gli permetteva di laurearsi Campione del Mondo. A 23 anni diventa il più giovane iridato di sempre. Alla Ferrari va il Titolo Marche (ed il premio… Sfiga).

2010 LA PRIMA DI VETTEL

In questa edizione venne apportata una modifica al sistema di punteggio: il vincitore avrebbe guadagnato 25 punti anziché 10, il secondo 18 anziché 8, il terzo 15, il quarto 12, il quinto 10, il sesto 8, il settimo 6, l’ottavo 4, premiati anche il nono con 2 e il decimo con 1 (prima era 10-8-6-5-4-3-2-1). Vinse il giovanissimo Sebastian Vettel sulla scuderia austriaca Red Bull (che avrebbe dato vita ad un Impero lungo 4 anni), sorpassando Fernando Alonso (Ferrari) di 4 punti (recuperandone 15) all’ultimo Gran Premio degli Emirati Arabi Uniti, vinto proprio da Vettel (che partiva in Pole), con Alonso 7°. Vettel (che alla vigilia dell’ultimo appuntamento iridato era 3° in graduatoria, dietro anche al compagno Webber…) divenne il più giovane Campione del Mondo nella storia della Formula 1, a soli 23 anni, 4 mesi e 11 giorni! Si registrò il ritorno alle corse di Schumacher, a bordo della Mercedes (saranno però 3 stagioni anonime).

2012 VETTEL, ANCORA TU?

Il Titolo dei Piloti va per la terza volta di seguito al tedesco Sebastian Vettel della Red Bull (ancora con Webber come seconda guida). Vettel si impone rimontando sul ferrarista Alonso, che sino a 6 GP dal termine gli dava 29 punti di margine. Alla fine Vettel (già in testa ai -4 GP) vincerà con appena 3 punti (281 a 278) sullo spagnolo. Terzo Raikkonen (su Lotus) molto distanziato. Intanto Schumacher si ritira per la seconda ed ultima volta: lascia in eredità 7 Titoli iridati e 91 vittorie; dopo il suo ritorno, avvenuto 3 anni fa, per il tedescone sono arrivate solo mestizie.

2016 E SCOCCO’ L’ORA DEL FIGLIO D’ARTE

S’impone il tedesco N. Rosberg (figlio di Keke, campione 1982) su Mercedes, che riesce a respingere gli attacchi prepotenti e rabbiosi del compagno Hamilton (che si aggiudica gli ultimi 4 GP, sempre davanti a Rosberg), il quale alla fine dei giochi risulterà staccato di appena 5 punti. Rosberg non difenderà mai il suo Titolo in quanto al termine della stagione lascerà l’attività agonistica a soli 31 anni.

2021 UN FINALE THRILLING

Dopouna lunga dittatura targata Hamilton&Mercedes (che tanto ha nuociuto alla F1, mai così noiosa come in questi anni), stavolta si assiste ad un duello entusiasmante fra lo stesso pilota britannico 7 volte iridato (e detentore di tutti i record possibili) ed il giovane rampante Max Verstappen, spericolato driver olandese della RedBull, per una sfida che rivitalizza l’intero circo automobilistico dopo oltre un lustro di esagerata monotonia. I due contendenti giungono all’ultimo Gp negli Emirati Arabi appaiati a quota 369.5 punti, con l’olandese che negli ultimi 4 Gp si è fatto recuperare quasi 20 lunghezze di vantaggio. In terra araba Verstappen conquista la pole proprio davanti al rivale. La gara si prospetta perciò al cardiopalma, e comunque vada è destinata a confluire nella storia della Formula 1. Hamilton poco dopo il via prende la testa del Gp. A pochi giri dal termine il britannico è ancora 1°, e può amministrare in tutta tranquillità +14” di margine su Verstappen: per l’8° Titolo iridato manca soltanto l’ufficialità. Ma il finale è degno di un film ad alto tasso adrenalinico. Quando tutti si apprestano a celebrare il trionfo del driver britannico, un incidente in pista fra due piloti provoca l’entrata in scena della safety car (si deve rimuovere un’auto incidentata), con tutte le vetture, come da regolamento, costrette ad accodarsi. Verstappen, che non ha nulla da perdere, ne approfitta per montare gomme nuove (e quindi più performanti), mentre Hamilton, che non può permettersi di rischiare (al suo rientro dai box si sarebbe potuto ritrovare 2°) opta per una tattica più prudente e decide di rimanere in pista. Dopo l’uscita della safety car il Gp riparte regolarmente, con i due contendenti ormai a stretto contatto. Quindi a pochi metri dal traguardo il giovane olandese affianca il rivale, i due piloti quasi si toccano, poi arriva il sorpasso. La gara così si conclude con il successo insperato – di Gp e Campionato – di Verstappen (primo olandese a fregiarsi del Titolo) e l’incredulità di Hamilton (che si rende conto di aver perso il Mondiale per questione di poche centinaia di metri…).