Tokio 2020: Lucilla Boari vince il bronzo ed entra nella storia del tiro con l’arco.

E’ il primo podio olimpico al femminile in 60 anni di storia della FITARCO. Oggi in campo Mauro Nespoli

La 24enne azzurra di Rivalta sul Mincio, in provincia di Mantova, ha scritto la storia del tiro con l’arco italiano, portando la prima medaglia nel femminile nell’anno in cui la FITARCO festeggia i 60 anni di vita. 

La strada dell’azzurra è stata esaltante. Dopo aver vinto ieri i primi due match ai 1/32 con la polacca Sylvia Zyzanska 6-0  e poi ai 1/16 il derby azzurro con Chiara Rebagliati con una grande rimonta, da 0-4 a 6-4, oggi allo Yumenoshima Park Archery Field di Tokyo la sua cavalcata verso la medaglia è stata davvero esaltante.
Con un meteo in continua mutazione, il livello della prestazione dell’azzurra è stato un crescendo che l’ha premiata con un bronzo davvero difficile da immaginare alla vigilia. Una medaglia che è arrivata anche dopo l’unico passo falso del percorso: in seguito alla sconfitta in semifinale con la russa Osipova, l’azzurra ha infatti rialzato la testa e si è andata a prendere quello che le era mancato al Sambodromo di Rio de Janeiro quando, ancora 19enne, vide sfumare il terzo posto a squadre insieme a Guendalina Sartori e Claudia Mandia. 

Il podio



A inizio giornata l’azzurra si è guadagna l’accesso ai quarti di finale superando 6-5, dopo lo spareggio (10-9), la bielorussa Hanna Marusava. Dopo il primo set l’azzurra era sotto 0-2 (26-27), si è portata sul 2-2 nella seconda frazione di gioco (27-23), ma ha subìto il ritorno dell’avversaria che è andata sul 5-3 con i seguenti parziali: 27-26 e 28-28. Nel quinto set, decisivo per le sorti dell’incontro, Lucilla è riuscita a conquistare lo spareggio vincendo la volée 29-28. Poi, la freccia di shoot-off dell’azzurra si è piantata sul 10, mentre la bielorussa ha colpito il 9. 

Ai quarti di finale da parte dell’atleta lombarda, cresciuta nella Società Arcieri Gonzaga e poi approdata nel Gruppo Sportivo della Polizia di Stato, ha superato un ostacolo davvero difficile, come la 24enne cinese Wu Jiaxin che, come Lucilla, vantava già una presenza ai Giochi Olimpici di Rio (in quel periodo era la n.6 al mondo). L’azzurra non ha si è lasciata mai intimorire e ha puntato dritto verso il suo bersaglio e imponendosi con autorità per 6-2. Il suo inizio la dice tutta: 29-27 e 28-25 che sono valsi il 4-0. Poi è arrivato il 27-28 in favore dell’asiatica che ha accorciato le distanze, ma nel quarto set Lucilla un 29-27 che non ha lasciato scampo all’avversaria. 

La semifinale con l’atleta del ROC Elena Osipova è stato l’unico momento in cui la rosata dell’azzurra si è allargata. L’atleta russa ne ha approfittato ed è riuscita a portarsi a casa il match vincendo 6-0 vincendo i tre parziali 27-25, 29-26 e 27-26. 
A quel punto gli spettri di Rio potevano far piombare la Boari nella paura di giocarsi la medaglia contro un’atleta come la statunitense Mackenzie Brown, che era stata superata in semifinale dalla coreana An San solamente dopo lo spareggio. E invece Lucilla ha reagito da campionessa: ha archiviato la delusione per la semifinale ed è tornata sulla linea di tiro con la concentrazione di chi non vuole lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. 
Sono i punteggi a parlare per lei. La finale la vince 7-1: dopo il 28-28 iniziale, Lucilla spiazza l’avversaria con un 29-28 e guadagna altri due punti con il terzo set, che chiude 28-25. A quel punto la statunitense deve provare il tutto per tutto, ma Lucilla non le dà spazio, resta ancora sempre dentro il giallo e chiude la partita con un perentorio 27-26. Per lei, tutti 9 e 10, nemmeno un 8. Una media punti che vale la realizzazione del sogno più grande per un atleta. Il sogno di una medaglia olimpica. 

LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA
Lucilla ha fatto la storia e, come ha giustamente detto quando è arrivata in zona mista circondata dai giornalisti italiani: “è un bronzo, ma pesa come un oro”. Poi, in conferenza stampa, sull’importanza della sua medaglia per il movimento arcieristico italiano, ha aggiunto: “Sono felice di essere stata io a portare per prima questa medaglia in Italia. Ma questo deve essere solo l’inizio. Siamo un gruppo bello e solido, abbiamo fatto bene in questi ultimi periodi e spero che questa sia solo la prima di tante altre medaglie olimpiche”. Su come si gestisce la tensione durante i match, aggiunge: “In questo sport bisogna essere bravi a gestire i momenti cruciali. Io per esempio ho vinto uno shoot off per 10-9 agli ottavi e non è stato facile. Cosa pensi quando scocchi la freccia? Nell’attimo in cui si scocca la freccia bisogna essere concentrati al massimo, non farsi distrarre da tutto ciò che ti circonda e rimanere con la mente libera il più possibile. Ci sei te, il gesto tecnico e il bersaglio”. Che soddisfazione è stata vincere questa medaglia e ti aspettavi un risultato del genere? “Negli ultimi scontri della giornata il livello si è alzato sempre di più, man mano che si avvicinava la finale. Anche il mio livello è schizzato alle stelle e questo mi rende molto soddisfatta. Il bello del tiro con l’arco è proprio questo: freccia dopo freccia, dopo che un avversario ha fatto 10, è bello e affascinante rispondere con un altro 10. Sono questo tipo di prestazioni che fanno show e rendono questo sport bello da vedere dal vivo o in televisione. Questo credo che sia il bello del tiro con l’arco e io spero di continuare così e vivere altri momenti come questi”.


DOMANI IN GARA MAURO NESPOLI
Oggi ha seguito la gara di Lucilla Boari in tribuna stampa. Domani sarà lui a voler vivere le stesse emozioni sul campo di gara. L’Olimpionico Mauro Nespoli scenderà in campo domani, sabato 31 luglio, agli ottavi alle ore 9:30 del mattino di Tokyo, ore 02:30 di notte in Italia. L’azzurro si troverà di fronte il 23enne brasiliano Marcus D’Almeida, attualmente n.23 al mondo (quando ha esordito ai Giochi di Rio era salito fino al 6° posto), che vanta nel palmares l’argento ai Giochi Olimpici Giovanili di Nanchino 2014 e il titolo iridato ai Mondiali Giovanili del 2015, oltre a un argento in finale di Coppa del Mondo, sempre nel 2015. 
Questa, di storia, è ancora tutta da scrivere…