Calcio – Campionati del Mondo Qatar 2022.La storia chiamò, Messi rispose

(A cura di Alberto Sigona)- L’Argentina è Campione del Mondo per la terza volta. La Pulce diventa finalmente grande anche con la Seleccion, colmando in extremis l’unica lacuna della sua monumentale carriera, salendo sull’Olimpo degli dei immortali del calcio. Con la benedizione di Diego Maradona…

M’immagino la Storia del Mondiale che fa l’appello delle leggende che le hanno reso onore nel corso dei decenni (e le relative risposte degli interessati): “Meazza? Presente! Pelè? Presente! Garrincha? Presente! Kempes? Presente! Maradona? Presente! Ronaldo do Brasil? Presente! Messi?…non c’è Messi? [pausa di qualche secondo, in realtà sono anni] Ah eccoti…Leo…ma ti sembra questa l’ora di arrivare? Era tanto che ti aspettavamo! Ma lo sai che ora è?”. E la Pulce risponde: “Vostra Grazia, scusate il ritardo. Sì, so bene che ora è: è l’ora che tutto si compia, è l’ora dell’immortalità”.

UN GIORNO LUNGO 12 ANNI

Dodici anni! Il mondo del calcio aveva atteso questo giorno dall’edizione del Campionato del Mondo di “Sudafrica 2010”. All’epoca nasceva Instagram e l’Inter alzava al cielo la terza Coppa dei Campioni della sua storia. E Messi era già un dio adorato e venerato da tutti gli amanti del calcio, specialmente dai tifosi del Barcellona, che da lui già si aspettavano la consacrazione anche a livello di Nazionale. Ma Leo quella volta non si presentò all’appuntamento di gala con la celebrità, differendolo di 4 anni. Quindi la Storia, quella con la S rigorosamente maiuscola, avrebbe ritentato un approccio nel 2014, nel suo Sud America, in Brasile, la terra ideale per introdursi nella mitologia dalla porta principale. Ma anche in quell’occasione l’extraterrestre della pelota aveva deciso di temporeggiare, procrastinando ancora il suo rendez vous con la gloria imperitura, sfiorandola soltanto. Così si giunge al 2018, in Russia, un Mondiale che la maggioranza degli esperti concorda nel vederlo come l’ultimo disperato tentativo d’investitura regale per quello che un po’ tutti hanno nel frattempo accolto come l’erede designato di Diego Armando Maradona: stessa classe, stesse movenze, stesso numero di maglia, stessa nazionalità. Messi ha ormai 31 anni, e sembra essere arrivato ad un’età che non ti permette ulteriori proroghe al destino, anche perché c’è il rischio concreto che la Storia si stanchi di aspettare e che perciò gli chiuda la porta in faccia senza tanti complimenti. Ma anche in quel caso l’asso del Barça, incurante di tutto – inspiegabile ma vero – aveva dato buca, deludendo i suoi fans per l’ennesima volta. Così si fa strada la convinzione tangibile che il Messi del club non riesca proprio ad affermarsi in Albiceleste, apparendo la copia sbiadita e sgualcita del giocatore ammirato in maglia blaugrana.

ANNO SANTO 2022

In questo 2022 lo attendavamo al varco della mitologia, pronto a riverirlo ed osannarlo. Il giorno solenne sembrava aleggiare, se ne sentiva di giorno in giorno la fragranza, se ne scorgeva mese dopo mese l’aureola, il mega cerchio di luce. A 35 anni era davvero giunto il momento dell’ultimo appello, della sentenza definitiva. E stavolta Messi non ha tradito, rispondendo presente a squarcia gola quasi fuori tempo massimo, come accade nei migliori poemi, come una sorta di eroe epico. Come un dio. In questo Mondiale in Qatar, Messi è stato finalmente all’altezza della sua fama: prestazioni ad hoc, 7 reti di cui 2 in Finale, giocate d’alta scuola, partite interpretate da vero leader, da uomo squadra a tutto tondo, sino alla Finale, in cui è stato semplicemente maestoso, trascinando l’Albiceleste al Titolo iridato. Con tanto di benedizione dal cielo del suo padre adottivo Maradona.

QUEL PARAGONE INGOMBRANTE

Già Maradona, eccolo il nome che ricorre in queste ore felicemente fatali, rievocato incessantemente. Maradona e Messi, accomunati dalla grandezza, dalle gesta, dalla gloria. Sarà un caso, ma l’Argentina, quasi per via di un segno celeste, è tornata sul tetto del globo proprio dopo la scomparsa del genio ribelle di Lanus. L’ultimo trionfo era targato 1986, ed era arrivato in virtù delle giocate sublimi del “monello napoletano”. Negli ultimi anni il paragone con il Pibe de Oro (specie dopo la sua prematura dipartita), prima gradito, s’era fatto sempre più insistente, ripetuto, persino ossessivo. Un po’ tutti gli rimproveravano di non essere stato decisivo in Nazionale (apparendo quasi timido e impacciato) come il campionissimo del Napoli, di non averne le qualità caratteriali di trascinatore, il piglio da leader, forse neanche il coraggio. Perciò nel raffronto con Diego ne usciva puntualmente sconfitto. Nettamente. “Messi? Oh sì, è grande. Ma vuoi mettere Maradona? Lui vinse il Mondiale, Leo no!”. Era questo l’assioma ripetitivo, il (pre)concetto che dominava nell’eterno parallelo fra i due mostri Sacri del pianeta del football. E per Messi era diventato un odioso dogma da sfatare, una screziatura intollerabile in una carriera dorata, diretta emanazione di una figura divina. Quasi un’ingiustizia al merito. Occorreva necessariamente cancellarla. Ora non ci sono più alibi, l’ultima remora è stata espulsa con veemenza, come un prete che scaccia i demoni. L’ultimo diamante, il più brillante e prezioso, è stato incastonato nel suo dorato (e sterminato) palmares, nella sua inimitabile, sibaritica e monumentale carriera. Ora sì, tutto è completo, tutto è davvero compiuto.

IL MIRACOLO MAROCCO

Ma di questo Mondiale, al netto delle polemiche mai sopite inerenti all’assegnazione ad un Paese poco incline al rispetto dell’umanità ed a certi intrallazzi non ancora del tutto chiariti, a parte l’incoronazione di Re Messi da Rosario, e la splendida Finale decisa ai calci di rigore dopo il pirotecnico 3-3 senza precedenti dei 120′, serberemo a lungo il ricordo della favola del Marocco, prima compagine d’Africa ad agguantare, fra l’altro con pieno merito, le Semifinali. Più che un’impresa, è stata una sorta di rivoluzione culturale, per un popolo, quello arabo, e per un continente, che hanno trovato nel calcio un piccolo riscatto di natura etnica, una rivincita che per certi versi esula dallo sport. Nazionali come quella marocchina fanno bene a certi eventi, gli rendono un ottimo servizio, conferendogli maggior interesse, maggior popolarità, maggior colore. Mi viene in mente in proposito l’exploit dell’Arabia Saudita, che t’induce a scomodare intrusioni di Santi, spiriti e figure alate di vario genere. La formazione musulmana è stata capace di castigare proprio i futuri campioni del Mondo argentini, in uno dei match più incredibili di sempre, in cui Davide batte Golia, nella più classica rappresentazione di nano contro gigante, topolino contro leone.

LA RESA DEL BRASILE

Ma a far da contraltare a certi exploit inattesi sono arrivati diversi esiti scontati, sia in positivo che in negativo. Penso alla Francia, che come da copione ha onorato le previsioni, trascinata, come volevasi dimostrare, da quel fuoriclasse immenso di K. Mbappè (4 reti complessive nelle Finali, record assoluto), capocannoniere della kermesse con 8 gol. Penso alla Croazia, che si conferma ai vertici del calcio planetario, così come Olanda e Inghilterra, fuori a testa alta. E penso anche alle defaillances prevedibili. Come all’eterna incompiuta della Polonia, al declinante Belgio, al decadente Uruguay di Suarez e Cavani. E poi alle sorprese, col segno più e meno, ovvero a Giappone, Senegal, ma anche Camerun (eliminato ai gironi nonostante il k.o. inflitto al Brasile); e di contro alla Germania (fuori durante la prima fase per il secondo Campionato di fila), alla Serbia di Vlahovic, alla Spagna di Morata, al Portogallo tradito proprio dal suo mito C. Ronaldo. Soprattutto al Brasile, partito Re, tornato servitore della propria superbia.

    IL FILM DI QATAR 2022

La partita inaugurale vede i padroni di casa del Qatar, al proprio esordio assoluto in un Campionato del Mondo, cadere sotto i colpi di E. Valencia e del suo Ecuador, per un match che lascia presagire il ruolo di sparring partner dei qatarioti, ancora inadeguati a presenziare a certi palcoscenici. Difatti la rappresentativa della Nazione ospitante sarà la prima ad abbandonare il torneo,  l’unico caso della storia in cui la squadra di casa lascia senza conquistare neanche un punto. Nel Girone quatariota prevale l’Olanda con 7 punti (trascinata dalla rivelazione Gakpo) davanti al Senegal. Nel raggruppamento B si registra il 1° posto dell’Inghilterra, che precede in scioltezza USA, Iran e Galles. Più che per le loro performance sportive, la Nazionale iraniana si fa notare per le tacite proteste inscenate dai loro giocatori verso il regime di Teheran, che cerca con la forza bruta di reprimere un inedito movimento di contestazione nei confronti di una dittatura ferrea, ottusa e feroce, che mal si concilia con la progredita civiltà contemporanea. Nel gruppo C si verifica il clamoroso exploit della cenerentola Arabia Saudita, capace addirittura di sconfiggere l’Argentina di Leo Messi con un impronosticabile 2-1 in rimonta che fa andare in visibilio un’intera penisola. L’Albiceleste poi riuscirà ugualmente a passare il turno, perdipiù da prima della classe, mentre gli arabi, a seguito delle successive sconfitte con Messico e Polonia, lasceranno anzitempo la kermesse: per la serie “tanta illusione per nulla”. Nel Girone D staccano il pass per gli Ottavi Francia (Mbappè in gran spolvero) e Australia, mentre nel Girone E suscita stupore il Giappone, che porta a casa gli scalpi di Germania e Spagna, coi tedeschi che per il secondo Mondiale di fila si vedono costretti a fare le valigie già al primo turno. Nel raggruppamento F vola a sorpresa il volitivo Marocco, che contribuisce fra l’altro alla precoce “dipartita” del Belgio (n.2 del ranking!), che paga le precarie condizioni fisiche del proprio faro R. Lukaku. Nel Girone G passa agevolmente il Brasile, che può permettersi il lusso di scivolare nell’ultima partita contro il Camerun, a cui non basta il prestigioso successo sui verdeoro per oltrepassare il primo turno, a vantaggio della Svizzera. Nell’ultimo raggruppamento superano la prima fase Portogallo e Corea del Sud a spese di Uruguay e Ghana, coi lusitani che festeggiano il record di C. Ronaldo, primo giocatore all time ad andare a bersaglio (su rigore contro gli africani) in 5 Mondiali!

LIVAKOVIC SUPER STAR

Agli Ottavi di finale l’Olanda varca comodamente l’ostacolo USA; l’Argentina – nonostante un bel gioco – prevale a stento con un 2-1 bugiardo sulla spavalda Australia, con Messi che finalmente segna il primo gol negli scontri diretti di un Mondiale (9 reti in totale per la Pulce); la Francia supera di slancio la rinunciataria Polonia con un super Mbappè (già 5 reti per lui); l’Inghilterra schianta 3-0 il morbido Senegal; il Brasile di Richarlison & company tramortisce 4-1, esibendo un gioco spumeggiante ed a tratti spettacolare, l’inadeguata Corea del Sud; il Portogallo mostra i muscoli e riduce a brandelli le aspirazioni della malcapitata e mediocre Svizzera (6-1 con tripletta di G. Ramos) nella partita in cui oltre al punteggio fa rumore la panchina di C. Ronaldo, evidentemente non più ritenuto insostituibile dal ct: la presenza di CR7 a questo Mondiale rischia di essere solo statistica; la Croazia, imponendosi ai rigori – il portiere Livakovic super star con 3 tiri dal dischetto su 4 parati -, spegne le grandi illusioni della mega rivelazione del caparbio Giappone.

IL CAPOLAVORO DEL MAROCCO

Ma la vera sorpresa, di quelle destinate a fare la storia, reca sulla confezione regalo il nome dell’impavido Marocco, che supera 3-0 ai rigori la molto più accreditata Spagna, approdando per la prima volta nella storia ai Quarti di finale, un traguardo che ha dell’incredibile, e che per una compagine africana in passato si è verificata in rarissime occasioni (Camerun 1990, Senegal 2002 e Ghana 2010). La vera outisider del torneo sinora è stata proprio la squadra marocchina (e pensare che in passato la presenza dei Leoni era stata quasi … folkloristica…). Il continente d’Africa può continuare a sognare…Ed eccoci giunti ai Quarti di finale…dove non mancano le sorprese. Ad iniziare dal Brasile “tutto fumo e poco arrosto”. I carioca – dati da molti i super favoriti per il Titolo – arrestano il proprio cammino sibaritico dinnanzi alla coriacea Croazia, che prima (sul finire di gara) con Petkovic pareggia il bel gol di Neymar (giunto a 77 centri in Nazionale, eguagliato il mito Pelè), poi la spunta 4-2 ai rigori, gettando un Paese intero nello sconforto. Il Brasile ormai non vince il Titolo dal 2002, un’eternità per un popolo che vive di pane e pallone…e che fa di questo sport una ragione di vita. Quanto ai croati, anche a Russia 2018 avevano superato Ottavi e Quarti dagli 11 metri…Ma il vero clamore giunge dal continente africano, con l’incredibile (ma vero) Marocco, poca qualità ma tanta concretezza (e con una difesa blindata), che, dopo aver superato lo scoglio Spagna, entra nella leggenda dalla porta principale, arginando persino il Portogallo, diventando la prima squadra d’Africa e la prima squadra di lingua araba ad accedere in Semifinale, un traguardo prodigioso, nemmeno lontanamente preventivato alla vigilia della kermesse iridata, che va oltre lo sport, e che permette ad un intero continente di toccare il cielo con un dito.

EL SUEÑO ARGENTINO, LE MIRAGE FRANÇAIS

Stacca il pass per le Semifinali anche l’Argentina di Messi (ancora a segno, su rigore), che la spunta 4-3 ai calci di rigore sull’indomita Olanda dopo aver sprecato nei 90 minuti due reti di vantaggio (incredibilmente originale il 2-2 dei tulipani sugli sviluppi di una punizione, con la barriera trasformata da ostacolo ad opportunità…). Qualificazione al penultimo atto anche per i campioni in carica della Francia, 2-1 alla possente Inghilterra: francesi avanti con A.Tchouaméni, pareggio su rigore di Kane (53 gol con la maglia dei leoni, record di Rooney eguagliato!), nuovo vantaggio di O.Giroud e nuovo rigore, stavolta sparato alle stelle, di Kane.  Mbappè & compagni possono continuare a sognare il bis iridato…Nella prima Semifinale l’Albiceleste di Scaloni strapazza 3-0 la Croazia, con reti di Messi su rigore e doppietta di baby J. Alvarez, agguantando la sospirata Finale. Nella seconda Semifinale la Francia spegne il sogno del Marocco, 2-0 e tanti saluti alla più bella sorpresa iridata degli ultimi vent’anni.

In Finale lo spettacolo non manca. L’Argentina si porta avanti con Messi, ancora su calcio di rigore, procurato da Di Maria, che poco dopo raddoppia, permettendo all’Albiceleste – autentica dominatrice del gioco – di chiudere il primo tempo avanti 2-0 sulla spenta Francia. Il netto predominio territoriale dell’Argentina non cala, con Messi, l’uomo più atteso (alla 26^ presenza Mondiale, record di L. Matthaeus cancellato), decisamente in auge. Quando già ci si accinge al momento solenne, ecco salire in cattedra l’antagonista francese più temuto, K. Mbappè. Questi dapprima, all’80°, dopo un fallo di Otamendi su Kolo Muani, trasforma il rigore che riapre improvvisamente un match sin lì a senso unico. Dopo 97 secondi lo stesso asso del Paris S. Germain (compagno di club di Messi) perviene all’insperato pari a seguito di uno scambio con Thuram. La partita cambia completamente spartito, e da lì a poco diverrà la Finale più bella nella storia dei Mondiali. Ai supplementari regna l’equilibrio, ma è ancora l’Argentina a portarsi avanti, con il suo eroe più atteso, Messi, che ribatte a rete da pochi passi una corta respinta di Lloris su tiro di Lautaro Martinez. Sembra tutto finito, ma pochi minuti dopo a salire in cattedra, in senso negativo, è l’arbitro della contesa, il polacco Marciniak, che assegna un rigore inesistente (fallo di mano? Ma fatemi il piacere…) ai transalpini, poi trasformato dal solito Mbappè, che realizza così una tripletta, il secondo giocatore di sempre a riuscirci in una Finale dopo l’inglese G. Hurst (1966), agguantando un certo Pelè: 12 gol iridati. Poco dopo Kolo Muani spreca due ghiotte occasioni per regalare alla sua Nazione il terzo Titolo, e così si va ai calci di rigore. Dal dischetto gli argentini sono impeccabili: segnano Messi (che pochi minuti prima, grazie alla sua doppietta, aveva eguagliato il mitico bomber francese degli Anni Cinquanta J. Fontaine a quota 13 reti iridate in carriera), Dybala, Paredes e Montiel, mentre per i francesi sbagliano Coman e Tchouameni e segnano Mbappè e Kolo Muani. L’esito è di quelli che in fondo ci attendavamo: Argentina Campione del Mondo per la terza volta (staccate nell’albo d’oro Francia e Uruguay, 2). Messi consegnato alla leggenda. Per sempre.