Napoli, di corsa verso un sogno

(di Alberto Sigona) – La squadra campana è in prima fila per ambire al Titolo

I partenopei non si fermano più ed iniziano seriamente ad apparecchiare la tavola delle aspirazioni proibite. Merito in primis di un bel gioco praticato ad altissima intensità, e di un…personaggio di fantasia.

Il Campionato sta iniziando chiaramente a porre in discreta visibilità le proprie sembianze effettive, scrollandosi di dosso quel velo opaco (composto da fibre tessili come le riserve, i dubbi e le supposizioni) che in genere ricopre le nudità d’inizio stagione. Ora che siamo giunti alla 10^ Giornata, tutto (o quasi) comincia ad emergere dalle ombre delle congetture, per ostentare le prime veridicità, ed esse ci comunicano in maniera più o meno esplicita che la squadra destinata a rincorrere lo Scudetto è il Napoli. E stavolta intendo dirlo limpidamente, senza modi sibillini, senza adottare metodi enigmatici, con buona pace della scaramanzia, della smorfia (essere superstiziosi porta male…) e di coloro che per timore, perplessità o diffidenza preferiscono esitare, astenendosi da qualsivoglia rosea previsione. Cotanto ottimismo è dovuto al fatto che la compagine di L. Spalletti è di gran lunga la più forte del torneo. Lo dicono i risultati, lo dicono i numeri, lo dice la classifica. Attrezzata come nessuna, essa è la squadra con il più alto tasso tecnico, ma soprattutto – e nel calcio odierno, quando si mira in alto, non è un fattore importante ma è un fattore imprescindibile – è la squadra con il più elevato quoziente d’intensità.

DI CORSA VERSO UN SOGNO

Il team partenopeo, infatti, da qualche mese a questa parte, non si limita più a surclassare gli avversari da un punto di vista esclusivamente qualitativo. Esso durante ogni singolo match riesce a sovrastare le rispettive antagoniste in primis con la velocità, la corsa, l’impeto, l’irruenza. In ogni incontro i ragazzi di Spalletti non sfidano gli avversari, ma li aggrediscono per l’intera partita, li assalgono sul piano atletico, martellandoli di continuo sotto ogni aspetto, sino a stenderli mentalmente e fisicamente. Non si tratta più di incontri ma di scontri. Così molto spesso la vittoria arriva per sfinimento altrui. E la tecnica in certi casi, dinnanzi a cotanto furore agonistico, può serenamente passare in secondo piano. Naturalmente per poter applicare uno stile (ed una filosofia) di gioco così innovativo – almeno in Italia, invece in Europa fra i top team è la normalità -, che prima di quest’anno da noi era stato adottato in maniera totale soltanto dall’Atalanta, occorrono degli elementi idonei, forti ed equilibrati tatticamente, dalla tempra non indifferente e dalla personalità aitante. E la classe di certo non può essere in deficit.

UN PERSONAGGIO DI FANTASIA

Vedi ad esempio A. Anguissa, S. Lobotka, P. Zielinski, V. Osimhen… Ma il calciatore che più di ogni altro ne incarna le caratteristiche (che non trova riscontri in tutta la Serie A) è certamente, senza rischi di essere smentiti, il georgiano K. Kvaratskhelia. Sinora il talento di Tbilisi ha impersonato fedelmente il modello del trequartista ideale. Repertorio vasto come pochi, doti in abbondanza, garantisce in ogni partita quantità e qualità ad iosa, fantasia a manetta e spettacolo a go-go. Un prototipo autentico del numero Dieci vecchio stile, quello che per definizione e per legge è tenuto a trasferire la partita dall’ordinario allo straordinario, dall’ovvio all’imprevedibile, in deroga ad ogni consuetudine, in barba ad ogni convenzione, sottraendosi all’inerzia della semplicità. Ormai è chiaro a tutti di trovarci al cospetto di un fenomeno in pectore del calcio mondiale, destinato, salvo imprevisti, a convolare a nozze con la storia….