Patenti A Speciale per le moto, Onlus Di.Di oltre le ingiustizie:in sella 100 ragazzi con disabilità

agazzi con disabilità

Il presidente Malagoli: “Un risultato importante per ridare mobilità e indipendenza”. Nela foto Emiliano malagoli durante un Corso.

E’ dal 2015 che l’associazione Diversamente Disabili (Di.Di.Diversamente Disabili Onlus – Appuntamenti e informazioni) porta avanti il percorso di patenti As, Patenti A Speciale per permettere a chi ha una disabilità di poter tornare a guidare un mezzo a due ruote. Se ne occupa direttamente Emiliano Malagoli (nelle foto durante i corsi), presidente e pilota motociclistico paralimpico supportato da BMW Motorrad, autore del libro “Continua a correre. Un’incredibile storia vera” e protagonista del docufilm “50000 PASSI” (Presentazione docufilm “50000 PASSI” – La storia di Emiliano Malagoli. Dal maxi schermo alla TV. – YouTube).

Emiliano, com’è strutturato il progetto patenti As?

“Ai ragazzi che lo intraprendono forniamo le relative informazioni: dalla commissione medica al corso e all’esame finale. In questi anni, con le varie motorizzazioni abbiamo rilasciato circa 100 patenti speciali, di cui 15 quest’anno: un traguardo molto importante per ridare mobilità ed indipendenza a ragazzi con disabilità, specialmente a coloro che vivono in grandi città dove muoversi e trovare parcheggio con un’auto è ancora più complicato”.

Da dove nasce questa esigenza?

“Credo si tratti di una grande ingiustizia. Qualsiasi normodotato può recarsi in ogni scuola guida e trovare il mezzo per esercitarsi e fare l’esame. Una persona con disabilità, al contrario, non aveva questa possibilità, pertanto doveva sostenere una spesa di migliaia di euro per acquistare un mezzo, adattarlo e omologarlo alle proprie esigenze solo per presentarsi all’esame, senza sapere se sarebbe riuscito a prendere la patente. Inoltre la scelta del mezzo era comunque limitata.

Ovvero?

“Se un ragazzo ad esempio è appassionato di Harley Davidson o di una super sportiva non potrebbe acquistarla ed adattarla per farci l’esame perché con questi mezzi è impossibile riuscire a superare le prove di slalom ed inversione pertanto dovrebbe preparare una moto congeniale per l’esame, ma magari di non suo gradimento.

Quale parco mezzi avete? E come sono adattate le moto?

“Da una moto siamo arrivati a quattro, tra queste una Suzuki e una Bmw con cambio meccanico multiadattate, grazie agli adattamenti Handytech con cui collaboriamo. Queste due moto coprono tre disabilità per chi vuole il cambio meccanico. Disabilità al braccio sinistro con tutti i comandi spostati a destra, gamba destra con freno posteriore a polloci e gamba sinistra con la pulsantiera del cambio da utilizzare con la mano sinistra. Oltre a queste abbiamo due Aprilia Mana con cambio automatico e sequenziale, una con tutti i comandi a destra per chi ha disabilità al braccio sinistro o gamba sinistra, ed una con tutto a sinistra per chi ha una disabilità al braccio destro.

Inoltre supportate i corsisti anche per la parte burocratica?

“Si, e anche questo è un grosso problema. In tante commissioni mediche italiane c’è molta ignoranza a riguardo: molti ragazzi si sentono dire che senza una gamba o senza un braccio non possono riprendere la patente: è assurdo visto che il codice della strada lo permette, vigono regole e leggi che lo regolano. Preparo quindi i ragazzi con la documentazione necessaria per far valere i propri diritti durante la visita in commissione medica e sulle certificazioni delle protesi”.

Dove tenete il corso e gli esami?

“Dipende da quale motorizzazione è stata aperta la pratica e la richiesta del foglio rosa. A Pontedera collaboriamo con la scuola guida “Autoscuola Gerardo”: quando la persona mi fa avere il certificato della commissione, apro la pratica in Toscana ed effettuiamo il corso e l’esame in due giorni. Oltre alla moto forniamo il materiale tecnico per l’esame: guanti, casco, giubbotti. Se invece qualcuno apre la pratica in un’altra motorizzazione, mi sposto io con il mezzo adattato appositamente per la disabilità della persona interessata”.

Qual è la difficoltà dell’esame?

“E’ identico a quello di un normodotato: ci sono due prove birillate, una lenta ed una veloce, oltre ad una prova in esterna. Solitamente i nostri corsisti prima della disabilità avevano la patente, quindi è un ritorno alla guida. Ad eccezione della prima ora, in cui l’emozione può creare un pò di difficoltà, alla fine del corso i ragazzi sono quasi sempre pronti per effettuare l’esame. In questi anni solo un paio di allievi non hanno superato l’esame: per noi è un orgoglio”.

Dev’essere anche un’emozione per tutti.

“Le emozioni sono tante: spesso quando mi contattano, i ragazzi sono delusi e sconfortati dalle esperienze precedenti o dalle difficoltà che hanno incontrato nel percorso tanto da pensare di rinunciare. Al termine del percorso, vedere la loro soddisfazione con la patente in mano mi riempie di gioia. Al tempo stesso sento la responsabilità e concludo dicendo loro di portare molta attenzione quando saranno alla guida di una moto: la patente non vuol dire correre a prescindere, per farlo possono venire ai nostri corsi che organizziamo in circuito”.