Alessandro Del Piero a RTL 102.5:l’Italia sta dando al mondo un messaggio fantastico di lotta nelle difficoltà”

“Anche il calcio sarà toccato dalla crisi, ristrutturazione obbligatoria vedreno come si evolverà”

 Alessandro Del Piero è intervenuto questa mattina su RTL 102.5 durante “Non Stop News” per parlare dell’Italia, della raccolta contro il coronavirus organizzata dai Campioni del mondo del 2006 e di come cambierà il calcio dopo la pandemia.

Quali sono le tue emozioni i questi giorni vedendo l’Italia travolta dal Coronavirus lì, da Los Angeles?

Come potrei iniziare? E’ un discorso che potrebbe essere molto lungo, ovviamente sono sensazioni di fastidio, perché quando sei fuori vuoi vedere il tuo paese in ginocchio, lì ho famiglia, amici e molti dei miei lavori. Dall’altra parte lo vedo con estremo orgoglio per quella che è stata la reazione delle persone, per come la maggior parte di loro ha reagito di fronte alle difficoltà, cosa che come paese noi abbiamo dentro. Quando sei fuori dall’Italia vedi tutto con un occhio diverso, nel bene e ne male. Il messaggio che sta dando ora l’Italia al mondo è un messaggio fantastico di lotta in mezzo a una difficoltà enorme che anche altri paesi, compresi gli Stati Uniti, stanno vivendo in prima persona. Orgoglio, determinazione e non mollare mai, è quello che ti rimane dentro in questo momento.

Rivedendo su Sky tutta la semifinale di Italia – Germania dei Mondiali 2006 si ha la sensazione di rivedere ciò che ci servirà per venire fuori da tutto questo.

Io sono il diretto interessato e ho rivisto spesso quella partita anche per darmi un po’di forza e di sorriso perché è sempre bello ricordare le cose così emozionanti e quella è stata sicuramente la più emozionante del nostro torneo, con tutto il rispetto della finale che ovviamente ci ha consacrato Campioni del mondo, ma in Germania, in casa loro, con l’eterna rivalità che c’è con i tedeschi e con l’altalenanza di quello che è stato il finale. In quell’occasione noi, come tutta l’Italia, ci siamo in uniti in un torneo dove, con le vicissitudini con cui ci siamo avvicinati e abbiamo preparato quel mondiale, tutti si aspettavano la debacle. Invece è stata una cavalcata incredibile perché abbiamo trovato una forza interiore e di gruppo che è andata oltre quelle che erano le grandissime ed enormi capacità di una rosa fantastica. Perché a livello di talento eravamo una squadra impressionante che però non era riuscita a trovare, fino a quel momento, un successo a livello di nazionale. E’ stato un successo incredibile, un percorso iniziato tanti anni prima, e che prendeva un po’ tutti, perché c’erano giocatori da un po’ tutte le squadre, quindi in questo senso ci siamo uniti tutti sotto la stessa bandiera. Questo è quello che poi ha ispirato un po’ la nostra raccolta fondi che stiamo promuovendo e con la quale cerchiamo di dare il nostro contributo sia emozionale che reale e ci auguriamo di finire presto questo momento storico, disastroso per molti aspetti, ma che ad un certo punto dovrà finire e che dovrà vedere una rinascita.

Come è nata l’idea della raccolta fondi di voi, Campioni del Mondo del 2006?

È nata da una chat comune che abbiamo tra di noi dal 2006 in cui scherziamo ma in cui parliamo anche di tematiche più o meno importanti che riguardano ognuno di noi o certe situazioni che avvengono nel mondo del calcio. Questa idea è diventata realtà e abbiamo creato una raccolta fondi dove noi tutti abbiamo dato il nostro apporto economico e abbiamo chiesto a chi ci segue di dare un piccolo aiuto. Lo abbiamo fatto molto rivolto all’Italia, abbiamo voluto aiutare la Croce Rossa italiana, ente istituzionale che, come la Protezione Civile, come altri, è composto da volontari e persone che sono veri eroi. Lo abbiamo fatto cercando di stimolare non solo ambienti italiani ma soprattutto esteri, io vivo a Los Angeles, dall’altro capo del mondo c’è Cannavaro che vive in Cina e ci auguriamo che la nostra celebrità in questo caso possa aiutare e abbiamo avuto ottime risposte soprattutto dagli italiani, ma anche dall’estero. Abbiamo raccolto più di 350.000 euro, siamo in stretto contatto con la Croce Rossa  e molto probabilmente saranno dedicati all’acquisto di ambulanze che speriamo avvenga prima possibile perché la nostra volontà è di poter dare subito un apporto sul campo e poter dare subito seguito alle parole. Sebbene siano passati 14 anni da quel mondiale vogliamo fare la nostra piccola parte ricreando un po’ lo spirito di quella nazionale.

Hai cominciato la tua carriera in cui guadagnavate tanto, siete ovviamente persone molto fortunate che hanno potuto sfruttare uno straordinario talento, ma quando hai terminato la tua carriera il calcio era letteralmente esploso, giocatori con aereo personale, si è andati verso un’altra dimensione. Come sarà il calcio dopo questa pandemia? Dovrà necessariamente cambiare perché non può continuare a far finta di appartenere a una realtà parallela.

Io sono arrivato e nella mia carriera e ho guadagnato molto, molto bene, più della generazione precedente che annoverava campioni come Maradona, Platini e Baggio, quindi la crescita di un sistema è naturale. E’ vero che oggi si toccano delle cifre incredibilmente alte, impensabili quando eravamo noi calciatori. Sarà ridimensionato? Credo proprio di sì, perché ci dovrebbe essere una ristrutturazione obbligatoria. Ogni crisi tocca qualsiasi argomento,compreso quello calcistico. Oggi ci sono in ballo tantissimi soldi  e mi auguro che le persone incaricate possano fare delle scelte giuste, ma le grandi squadre sopravvivranno  in qualche modo. Il problema vera saranno le squadre più piccole, quelle che vanno avanti con il volontariato, sarà complicato perché non ci troviamo a parlare di un problema calcistico ma di un problema di vita, di quella che è la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro. Bisogna fare delle scelte molto oculate e giuste sperando che tutto torni come prima e che il calcio continui ad essere prima di tutto un divertimento. Onestamente è un grande punto di domanda, non si può rispondere subito, vedremo come si evolverà.