L’addio al ciclismo di Vincenzo Nibali

(di Alberto Sigona) -Lo Squalo dello Stretto correndo il Giro di Lombardia di ieri ha chiuso i battenti ad una carriera di tutto rispetto, sul cui palmares svettano proprio due “classiche delle foglie morte”, una Sanremo, 2 Giri d’Italia, una Vuelta e soprattutto il Tour de France (ultimo italiano a riuscirvi), conquistato nel 2014. Ed allora per onorare il ricordo di quell’impresa ecco quanto scrissi nell’occasione.

Quasi si stenta a credere che sia accaduto, eppure è tutto vero: il siciliano dell’Astana si aggiudica la 101^ edizione del Giro di Francia e riveste finalmente l’Italia di giallo dopo sedici lunghissimi anni di oblio. Per noi si tratta della decima vittoria al Tour, la prima del secolo.

Il campione che attendavamo da tempo memorabile è finalmente arrivato. Lo “squalo dello Stretto” si è mostrato eccezionale su ogni terreno, dal falsopiano alla montagna, persino sul pavè, dominando la corsa dall’inizio alla fine, arrivando a Parigi con un maxi vantaggio sulla concorrenza.

L’ultimo italiano a trionfare al Tour de France era stato il compianto scalatore Marco Pantani il secolo scorso, nell’ormai lontano 1998. D’allora vincere la Corsa Gialla, per un italiano, era diventato un obiettivo improponibile, un grande miraggio. Aggiudicarsi la corsa più prestigiosa al Mondo, laurearsi all’università del ciclismo era diventato un traguardo impensabile, un obiettivo che quasi non doveva riguardarci per disposizione divina, come se non fosse annunciato nelle Sacre scritture. Ad un certo punto il ciclismo italiano era sceso nel baratro delle proprie speranze ed ambizioni, risucchiato in un vortice di mediocrità senza precedenti nella nostra lodevole storia, alienato fra promesse mancate e molti, troppi casi di doping (ricordiamo al volo le vicende che hanno coinvolto Basso, Di Luca, Riccò…). Ad un certo punto anche vincere una tappa era diventato un obiettivo pretenzioso, figurarsi il Tour. Poi, nel 2012, dopo oltre un decennio di passione, lo Stivale era tornato a respirare il profumo del podio, con un certo Vincenzo Nibali, già vincitore alla Vuelta a Espana del 2010, in cui aveva mostrato qualità non indifferenti. Nel 2013 per Vincenzo sarebbe arrivato il successo al Giro italiano, ritagliandosi uno spazio nella storia del ciclismo. […] Quello stesso Nibali che oggi, dopo aver raggiunto la maturità che a 29 anni ci si attendeva, ci ha regalato una delle emozioni più belle della storia dello sport italiano, nonché una delle vittorie più prestigiose in oltre cent’anni di ciclismo. Il siciliano dell’Astana ha conquistato la 101^ edizione del Giro di Francia con una semplicità disarmante, rifilando ai poveri avversari dei distacchi abissali. Il capitano dell’Astana ha dominato tale corsa in una maniera totale (specie dopo il ritiro, per cadute in serie, del campione uscente C. Froome), spadroneggiando dalla seconda tappa (una sorta di Liegi-Bastogne-Liegi, vinta a mo’ di finisseur) all’arrivo a Parigi, indossando il simbolo del primato per ben 19 tappe (record italiano), un lasso di tempo che non si registrava dal 1961 (con un certo J. Anquetil), dimostrandosi completo su ogni terreno, dal falsopiano alla Montagna più dura, persino sul pavè (dove ha posto le basi per il trionfo finale) ed in discesa, aggiudicandosi ben 4 frazioni (era dal 2003, dai tempi del velocista A. Petacchi che un azzurro non centrava un poker di successi), compreso il temibile arrivo Pirenaico dell’Hautacam, in cui si è imposto alla grande dopo esser scattato ai -10 ed aver piantato tutti in asso (rifilando 1’10’’ al secondo, il francese Pinot), per una impresa che ha certificato e legittimato il suo primo trionfo al Tour. Per l’Italia, che ormai aveva dimenticato il sapore della vittoria, si tratta del decimo Tour.[…] Nibali è fra l’altro uno dei pochissimi corridori ad essersi aggiudicato nel corso della carriera Giro, Tour e Vuelta (l’ultimo era stato A. Contador, che ha dovuto abbandonare questo Tour quando già accusava oltre 2’30’’ di margine da Nibali), il secondo italiano dopo F. Gimondi. Ed allora, che sia gloria imperitura per questo nuovo fuoriclasse del pedale, e che ancora per molti anni in Francia possano continuare a storpiargli il nome da Nibali a Nibalì, come già accaduto con i mostri sacri del passato, da Bartali a Pantani, passando per Coppi, l’ultimo uomo italiano di classifica a vincere più di 3 tappe in una singola edizione del Tour, nonché colui che Vincenzo ha raggiunto per numero di giornate trascorse in maglia gialla, 19 (significherà qualcosa?)[…]”