Quando la provincia sale in cattedra

(A cura di Alberto Sigona) -Oggi ci stupiamo per le gesta di due outsider come Atalanta e Udinese, che si accingono ad assalire la Bastiglia della tradizione, eppure una volta per una provinciale che non versasse in condizioni troppo disagiate, uscire dai canoni ed attaccare in un certo senso il potere precostituito, smussandone gli spigoli della protervia (magari aggiogandone le insegne reali), non era poi così utopistico.

Quando la provincia era un’isola felice

A ben pensarci il firmamento della storia del calcio è stato sovente costellato da felici eccezioni volte a rinsaldare la regola. Limitandoci agli ultimi trentanni, che in questa sede passeremo in rassegna, potremmo citare in primis, seguendo più o meno un ordine cronologico, il caso della stessa Atalanta, che, pur essendo in Serie B, al tramonto degli anni Ottanta riuscì nell’impresa ardita di ottenere il pass per la Coppa delle Coppe, spingendosi sino alla Semifinale (solo il Cardiff City, molti anni prima, si era elevato così in avanti militando in Serie B). Un altro exploit che sconvolse ogni protocollo lo compì nel ’91 il Parma, prima squadra capace di transitare in Europa con la patente di esordiente assoluta in A (con tanto di 5° posto!), per quello che all’epoca fu soltanto il prodromo di quello che da lì a poco gli emiliani targati Parmalat sarebbero riusciti a fare: nel 1993 i ducali, infatti, avrebbero inaugurato la breve ma intensissima liaison con la celebrità continentale, aggiudicandosi a sorpresa la Coppa delle Coppe, primo di tanti trofei dell’era Calisto Tanzi (patron della Parmalat, appunto), che in quel periodo fulgido faceva rima con tripudio (sul finire degli anni Novanta, esattamente nel 1997, i gialloblù avrebbero persino conteso lo Scudetto alla Juventus sino agli ultimi minuti, concludendo il torneo ad appena 2 lunghezze da Madama..). Sempre negli anni Novanta si registrarono le gesta semi eroiche del Torino di Marchegiani, Annoni e Lentini (per i granata erano lontani i tempi in cui era normale interferire col potere delle big), che sfiorò il successo in Coppa UEFA, arrestando la propria cavalcata irresistibile solamente innanzi allo scoglio Ajax (al termine di una “drammatica” doppia finale, persa solamente per la regola dei gol in trasferta che valgono doppio), squadra che in quegli anni si spartiva la torta della fama con le più altolocate del continente (non a caso poco tempo dopo gli olandesi si fregeranno del Titolo di Campioni d’Europa). Merita d’essere annoverata nell’albo delle sortite strepitose anche la Semifinale di Coppa UEFA raggiunta dal Cagliari nel 1993-’94, le cui velleità furono mortificate soltanto nello scontro fratricida con l’Inter. Pregevole fu altresì l’avanzata compiuta dal Vicenza nel 1998, che in Coppa delle Coppe (giuntovi in virtù di un inatteso successo in Coppa Italia!) arrivò ad un passo dalla Finalissima: ad arrestarne il percorso idilliaco fu il Chelsea di G. Vialli e G. Zola. Nel 2001-’02 entrò nella leggenda la favola di un quartiere veronese che all’epoca era pressoché estraneo ai cultori del calcio, il Chievo di Gigi Del Neri (avente come star Corini e Luciano), che al primo anno di A salì sull’altare delle rivelazioni per antonomasia, concedendosi il lusso di arrogarsi il diritto di banchettare fra le grandi, conseguendo da novizia l’accesso all’Europa, per poi, col trascorrere del tempo, assimilarsi fra le pieghe della massima categoria, divenendone una frequentatrice abituale. Gli anni recenti sono ricolmi di squadre capaci di coltivare sogni di…bassa lega e di assalire la diligenza della storia (nella prima decade dei Duemila si dilettarono in Europa persino Perugia, Palermo, Empoli e Livorno), ma nessuno avrebbe più eguagliato l’exploit della Sampdoria di R. Mancini & company del 1991 e soprattutto il boom del Verona 1984-’85, che, trascinato da Galderisi ed Elkjaer (in panca Osvaldo Bagnoli), ridussero a brandelli ogni convenzione, riuscendo entrambe, udite udite, ad accaparrarsi addirittura lo Scudetto! Un unicum, forse irripetibile nel calcio moderno gonfiato dai dollaroni, ma che senz’altro potrà ispirare future correnti…rivoluzionarie, traendone forza e speranza, imprescindibili per provare, magari per una stagione, a sovvertire le gerarchie imposte dalla consuetudine. Esattamente quanto stanno tentando di fare, tornando all’attuale Serie A, team non proprio rinomati come le già citate Udinese e Atalanta, decise evidentemente a smontare i cancelli della routine per poi arare il terreno delle speranze gloriose.