Viktor Sanayev: addio al più grande triplista della storia

Se ne è andato a Sydney, a settantasette anni, Viktor Sanayev, il più grande triplista della storia, vincitore di tre ori consecutivi alle Olimpiadi di Messico 1968, Monaco 1972 e Montreal 1976, con l’argento ottenuto a Mosca 1980. La sua scomparsa ci porta indietro con la memoria a quegli incredibili giochi olimpici del 1968, un anno che cambiò la storia, con gli assassini di Martin Luther King e Bob Kennedy, l’invasione di Praga con i carri armati sovietici ed il sacrificio di Jan Palack che si cosparse di benzina e si diede fuoco in Piazza San Venceslao.

Le Olimpiadi di Messico 1968 contribuirono a cambiare la storia sportiva e non solo del pianeta, con il sangue di Piazza delle Tre Culture a reprimere la rivolta studentesca e le proteste per le spese governative per ospitare la manifestazione sportiva più importante del pianeta e poi quella pista in tartan che regalò imprese e primati per lungo tempo imbattuti, prestazioni sportive proiettate nel futuro con l’aiuto dell’aria rarefatta degli oltre duemila metri della capitale messicana.

Da quella pista arrivano le immagini iconiche di Tommy Smith e John Carlos con il pugno fasciato dai guanti neri al momento della premiazione dei duecento metri, quella di un saltatore in alto, Dick Fosbury, che saltando l’asticella con la schiena rivoluzionò la specialità, Bob Beamon, che sembrava non atterrare più in quel salto da otto metri e novanta che lo proiettò nel futuro, pochi mesi prima che Armstrong, Collins ed Aldrin andassero sulla luna.

Ma su quella pedana magica dello stadio messicano si disputò il 17 ottobre 1968 la più grande gara di salto triplo della storia, in cui venne superato per cinque volte il primato del mondo, con il nostro Giuseppe Gentile che diede il via alle danze con la misura di 17 metri e 22 centimetri dopo che già nelle qualificazioni aveva portato il limite a 17 e 10, prima che Sanayev, il brasiliano Prudencio e poi ancora il russo alzassero la misura fino all’incredibile 17 e 39 finale.

Nato sul Mar Nero, ai giochi olimpici di Mosca Sanayev sfiorò il quarto oro, arrivando secondo per pochi centimetri, nell’edizione in cui ebbe la grande delusione di non poter fare il tedoforo perché georgiano. Alla caduta dell’Urss emigrò in Australia dove, in difficoltà economiche, fece anche il porta pizze ed andò ad una casa d’aste di Sydney per farsi stimare le medaglie vinte in carriera.

Ieri il salto finale terreno di questo straordinario campione si è interrotto nella lontana Sydney, dove viveva ormai da tre decenni.

Marco Ferrera