Le Leggende Azzurre – ultima puntata

A cura di Alberto Sigona. Nella foto :il campionissimo Fausto Coppi

10 VALENTINO ROSSI (1979) MOTO

E’ ritenuto il più grande pilota del Motociclismo moderno. Durante la sua lunghissima carriera (iniziata da minorenne e non ancora conclusa), fra il 1997 ed il 2009, si è fregiato di ben 7 Titoli iridati nella Classe Regina (in cui vanta il record di vittorie) e 2 nelle classi inferiori (26 G.P.), mietendo ogni sorta di primato tranne quello dei Titoli Mondiali totali, che rimane del mitico G. Agostini. E’ stato uno degli sportivi più amati dagli italiani nonchè uno dei personaggi più popolari del mondo dei motori.

9 VIOLA VALLI (1972) NUOTO DI FONDO

Una delle più grandi nuotatrici in mare aperto di sempre, Viola Valli era in grado di eccellere in ogni specialità del Fondo, dalla 5km alla 25km, vincendo tutto quello che c’era da vincere in un arco di tempo di 4 anni (2000-2003), mancando soltanto l’auspicato Oro Olimpico per il semplice fatto che ai suoi tempi il Fondo non era inserito nel programma dei Giochi. Saranno 8 (5 individuali) in tutto i suoi Ori iridati, oltre a 3 Argenti (1 a squadre) ed 1 Bronzo. Agli Europei vanta 1 Oro ed 1 Argento individuali.

8 GIACOMO AGOSTINI (1942) MOTO

Ritenuto dagli esperti il più grande motociclista della storia, coi suoi successi si è ritagliato di diritto un posto nella top ten degli sportivi italiani leggendari. Giacomo Agostini ha legato il suo nome alla MV Agusta, con la quale nella Classe Regina (all’epoca la 500) si è fregiato di ben 7 Titoli iridati consecutivi (dal ’66 al ’72), su di un totale di 8 (l’ultimo lo avrebbe vinto in sella alla Yamaha nel ’75), rappresentanti sinora un record, che nemmeno il connazionale Valentino Rossi sarebbe riuscito a superare. Agostini, comprendendo la 350, vanta un totale inarrivabile di ben 15 Mondiali, ma questo primato è stato reso possibile dal fatto che ai suoi tempi si potesse gareggiare in più classi contemporaneamente. In toto si è fregiato di ben 123 Gp (altro record) su 190 disputati, di cui 68 in classe regina, primato superato solo recentemente da Rossi.

7 JOSEFA IDEM (1964) CANOA

Fra le canoiste più grandi di sempre, l’italotedesca Josefa Idem vanta un palmares sterminato comprendente 5 Titoli Mondiali (9 argenti e 8 bronzi, 22 medaglie totali), 1 Oro (Sydney 2000), 2 Argenti e 2 Bronzi Olimpici e ben 9 Titoli Europei (1 argento e 2 bronzi). La si può annoverare fra le divinità al femminile, e non solo per lo spropositato numero di vittorie ma altresì per aver continuato a vincere anche in età per altre improponibili (l’ultimo alloro iridato lo conseguì a 45 anni, Bronzo nel 2009), mietendo ogni record di longevità, sfidando le potenzialità umane; basti pensare che il giorno del suo ritiro dall’attività agonistica, a quasi 48 anni (età improponibile per chiunque), ottenne il 5° posto ai Giochi Olimpici di Londra, sfiorando uno storico Bronzo. Con 8 partecipazioni Olimpiche è l’atleta donna con più caps a 5 cerchi.

Palmarès

Per la Germania

  • Giochi olimpici:
    • Los Angeles 1984: bronzo K2 500 m
  • Campionati del mondo:
    • 1989: bronzo K1 500 m e 5000 m

Per l’Italia

  • Giochi olimpici:
    • Atlanta 1996: bronzo K1 500 m
    • Sydney 2000: oro K1 500 m
    • Atene 2004: argento K1 500 m
    • Pechino 2008: argento k1 500 m
  • Campionati del mondo:
    • 1990: oro K1 500 m, argento K1 5000 m
    • 1991: oro K1 5000 m, bronzo K1 500 m
    • 1994: bronzo K1 500 m
    • 1997: argento K1 200-500-1000 m
    • 1998: oro K1 1000 m, argento K1 200 m, bronzo K1 500 m
    • 1999: argento K1 200-500-1000 m
    • 2001: oro K1 500–1000 m
    • 2002: bronzo K1 500–1000 m
    • 2006: argento k1 500 m
    • 2009: bronzo k1 500 m

6 FEDERICA PELLEGRINI (1988) NUOTO

E’ stata una delle più forti nuotatrici di sempre, di sicuro la più grande duecentista che la storia ricordi. Soprannominata “La Divina”, ha avuto una carriera lunghissima che l’ha portata a salire sul podio dall’età di 16 anni (quando fu Argento ai Giochi Olimpici 2004) sino a 33 anni. Nel corso di questi diciassette anni si è fregiata di ben 6 Titoli Mondiali (doppietta 200-400 sl sia nel 2009 che nel 2011, poi Oro nel 2017 e nel 2019 nei 200 sl), 3 Argenti (più uno in staffetta) ed 1 Bronzo (la prima e sinora unica atleta della storia a salire sul podio in otto edizioni consecutive dei Campionati). Ai Giochi Olimpici vanta un Oro (Pechino 2008, la prima donna italiana a conquistarlo) ed un Argento, ed è stata la prima nuotatrice donna a centrare 5 finali olimpiche (in assoluto solo M. Phelps ha fatto altrettanto). A livello Europeo si fregiò, a livello individuale, di 5 Ori (di cui 4 nei 200 sl), 1 Argento ed 1 Bronzo, per un totale, comprendendo le staffette, di 7 Ori, 6 Argenti e 7 Bronzi. E’ tuttora la primatista mondiale dei 200. Fra le atlete italiane più popolari al Mondo, fu portabandiera ai Giochi di Rio de Janeiro 2016.

5 VALENTINA VEZZALI (1974) SCHERMA

Al fine di decretare a chi corrisponda lo scettro di Atleta femminile all time basterebbe spulciare gli allori messi in bacheca dalla schermitrice Valentina Vezzali. La jesina ha fatto incetta di medaglie per oltre un ventennio (dal 1994, Argento ai Mondiali ind.), un periodo lunghissimo che – Josefa Idem a parte – non ha eguali in ogni disciplina, seppur sia impossibile fare raffronti con sport che per dna garantiscono meno longevità, come Atletica (a 30 anni sei cotto) o Nuoto (dove addirittura ci si può sentir vecchi già a 25 anni). La Vezzali in questo ventennio ha riscritto la storia della scherma, conquistando a più riprese l’Europa ed il Mondo intero, anche in versione Olimpica, infrangendo primati d’ogni genere e di qualsiasi epoca. Valentina Vezzali è stata un’atleta le cui imprese travalicavano gli argini della realtà, azioni i cui echi si faranno sentire sino alla fine dei tempi, dell’Universo in ogni sua dimensione. Lei è stata un’entità sovrannaturale in grado di sconquassare il Mondo dello Sport. Il suo palmares è sterminato, emblematico per una schermitrice senza età. Basti pensare ai record di 6 Ori iridati individuali (l’ultimo a 37 anni) ed ai 10 a squadre (16 in toto, altro record, l’ultimo a 41 anni, ma gli ultimi 3 da riserva), ed ai 3 Ori individuali Olimpici (più altrettanti a squadre) che le hanno permesso di diventare l’unica donna a vincere per 3 Olimpiadi consecutive (Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008), nonché l’unica italiana a vincere così tanto ai Giochi (6 Ori in primis). Emblematico della sua statura è stato senz’altro l’Oro di Lipsia 2005, quando si laureò Campionessa del Mondo a 4 mesi dalla gravidanza, superando in rimonta la padrona di casa Mueller. Ma potremmo citare pure Catania 2011 (37enne), quando ai Quarti, sospinta dal suo pubblico, realizzò un’impresa fantascientifica, battendo l’avversaria di turno (Maitrejean, Francia) 12-11 quando, pensate, ad un minuto dal termine si trovava sotto 11-5 ed a 38’’ 11-7. Ma forse la rimonta più assurda la centrò alle ultime Olimpiadi di Londra 2012 (quelle in cui fu portabandiera), anche se fu una vittoria che le sarebbe valsa “solo” un Bronzo: nella finale per il terzo posto affronta la coreana Nam Hyun-Hee; la 38enne Valentina era sotto 8-12 a soli 13 secondi dalla fine; il risultato finale sarà di 13-12!!! La jesina andò così a completare il podio tutto azzurro (prima volta alle Olimpiadi nel fioretto femminile). Ha appeso il fioretto al chiodo nel 2016, a ben 42 primavere, aggiudicandosi un Argento iridato a squadre. In vetta al suo palmares figurano altresì 11 Coppe del Mondo (record, con 78 prove vinte, altro primato imbattibile). Oltre ai suoi successi straordinari ed ai suoi numeri da fantascienza rimarranno di lei anche le sfide proibite con l’eterna rivale nonchè mentore Giovanna Trillini, per una rivalità che ha ispessito ulteriormente la sua effige leggendaria. L’effige leggendaria della scherma fatta persona. Non omnis moriar (nessuno la potrà mai dimenticare).

4 PIETRO MENNEA (1952) ATLETICA

Pietro Mennea lo si può ritenere senza indugio il più grande velocista bianco di tutti i tempi, nonché fra i più grandi velocisti all time. Nel 1979, alle Universiadi in Messico, corse i 200 metri piani in 19 secondi e 72 centesimi, stabilendo un incredibile record Mondiale (strappandolo a T. Smith, che nel 1968 toccò i 19.83) che resistette ben 17 anni (record di longevità nei 200), sino all’avvento dell’americano Michael Johnson (1996, Trials, 19’’66). Il suo tempo è tuttora, pensate, record Europeo, e non sfigurerebbe in una finale olimpica. Dal punto di vista tecnico l’italiano Mennea (originario di Barletta) aveva una partenza dai blocchi relativamente lenta ma progressivamente accelerava riuscendo a raggiungere velocità di punta superiori a qualunque atleta. Questa partenza lenta ha relativamente penalizzato le sue prestazioni sui 100 metri, mentre le gare sui 200 si concludevano spesso con rimonte ai limiti del prodigioso, come la finale delle Olimpiadi di Mosca, in cui fece registrare un’impresa pazzesca raramente ammirata in pista. A livello individuale ai Giochi si è fregiato di 1 Oro ed 1 Bronzo (un Bronzo anche in staffetta; è l’unico duecentista della storia che si sia qualificato per quattro finali olimpiche consecutive, dal 1972 al 1984, record che nemmeno Usain Bolt è riuscito ad eguagliare…), ed è stato Bronzo iridato (Argento in staffetta). La Freccia del Sud agli Europei vanta 3 Ori ed 1 Argento (ed 1 Arg ed 1 Bro in staffetta). Si ritirò nell’88, dopo esser stato portabandiera azzurro ai Giochi di Seul.

3 GINO BARTALI (1914) CICLISMO

Gino Bartali fu un corridore eccezionale nel senso più ampio del termine, accostabile per grandezza soltanto a Fausto Coppi. Ginettaccio con le sue imprese eroiche (che furono sterminate, impossibili da ricordarle tutte in questa sede) infiammò l’Italia del pedale fra la fine degli anni ’30 e l’inizio del Dopoguerra, dando vita ad una delle rivalità più famose nella storia dello sport: Bartali vs Coppi. Il corridore toscano in carriera si fregiò in primis di 3 Giri d’Italia (17 tappe e 50 maglie rosa), 2 Tour de France (12 tappe – record italiano – e 23 maglie gialle), 4 Sanremo, 3 Lombardia, 2 Campionati di Zurigo e 4 Titoli Italiani (che all’epoca avevano un valore ben maggiore dei tempi d’oggi), realizzando exploit epici sia nelle corse a tappe che in quelle di un giorno, in certi casi umiliando persino avversari molto quotati. Nel corso della sua carriera subì infortuni di grave entità, disavventure varie – nel Tour del ’37, tanto per citare un esempio, cadde mentre era in giallo (con oltre 9 minuti di vantaggio) mandando in frantumi il sogno di diventare il primo uomo a fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno – e disgrazie, come la morte del fratello a soli 19 anni (investito da un auto contromano durante una gara dilettanti), e dovette restare fermo oltre un lustro a causa della Guerra, che lo privò dei migliori anni della gioventù e quindi di un gran numero di possibili vittorie. Quando si ritornò alla vita civile Bartali era ormai “vecchio”, ciononostante, fra lo stupore di tutti, riuscirà a prendersi qualche soddisfazione… Il corridore toscano, infatti, impinguerà il suo palmares con tante altre vittorie di prestigio, realizzando il suo capolavoro assoluto nel Tour de France del 1948, quando a 34 anni (età quasi improponibile per l’epoca) bissò a distanza di 10 anni lo strepitoso successo alla Gran Boucle del 1938: egli riuscì a recuperare una ventina minuti da L. Bobet e fra l’incredulità generale salì sul gradino più alto del podio (vincendo 7 tappe, record italiano). Tuttora è la più grande impresa nella storia del ciclismo, assieme alla vittoria di Coppi al Tour del ’49, vinto proprio davanti a Ginettaccio. Fra i tanti record di Bartali si ricorda che è sinora l’azzurro ad aver indossato più volte il simbolo del primato fra Giro e Tour (73 volte). Il più grande scalatore di sempre in carriera ha ottenuto 132 vittorie (di cui 15 nel ’48, l’ultima a 39 anni).

A proposito della Guerra, Bartali fra il settembre 1943 e il giugno 1944 si adoperò in favore dei rifugiati ebrei (riceverà per questo il premio post mortem di Giusto fra le Nazioni), compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati. Ricercato dalla polizia fascista sfollò a Città di Castello, dove rimase nascosto da parenti ed amici cinque mesi.Si calcola che in questo modo Bartali abbia protetto l’esistenza di circa 800 ebrei.

In una ipotetica classifica relativa agli sportivi di ogni epoca, prendendo in esame le discipline individuali più popolari (altrimenti la scelta diverrebbe troppo ardua), lo porrei al 5° posto, dietro al nuotatore M. Phelps, allo schermidore Nedo Nadi, Carl Lewis ed a Fausto Coppi, ma davanti a Cassius Clay, Usain Bolt e Rod Laver.

2 FAUSTO COPPI (1919) CICLISMO

Sinora ci si accapiglia al fine di decretare nell’alveolo del nostro immaginario chi sia stato il più grande ciclista italiano (e forse di sempre): Gino Bartali o Fausto Coppi? Coppi era un corridore degli anni ’40 e ’50, estremamente duttile, in grado di eccellere come nessuno in ogni specialità, sia a cronometro (in cui raccolse 17 successi) sia in montagna, esprimendosi ad alti livelli persino in pianura, travestendosi all’occorrenza da finisseur. Emblema, assieme allo stesso Bartali, del riscatto dell’Italia dopo le macerie fisiche e morali della Seconda Guerra Mondiale, Coppi riusciva a vincere alla grande le gare di un giorno come la Sanremo (in condominio con Costante Girardengo è l’italiano con più successi nelle classiche monumento: 9) e le grandi corse a tappe, dal Giro d’Italia al Tour de France (il primo a fare l’accoppiata Giro-Tour, nel 1949; nel ’52 avrebbe concesso il bis, sinora unico italiano a riuscirvi). Purtroppo la sua luminescente carriera è stata costellata d’infortuni e varie vicissitudini che ne hanno reso la vita di ciclista davvero impervia. Per non parlare della Guerra 1939-1945 (mandato in Africa con la fanteria, egli fu fatto prigioniero dagli inglesi) che gli precluse non poca gloria. Ciononostante Coppi ha ottenuto in carriera una serie sterminata di vittorie (133, di cui 18 nel ‘49), realizzando diverse imprese epiche (impossibili da ricordarle tutte per…problemi di spazio) che sono rimaste impresse nella leggenda dello sport.

In primis rimembriamo comunque 5 Giri d’Italia (il primo a soli 20 anni, stabilendo un record di precocità ancora imbattuto; alla corsa rosa vanta 22 tappe e 31 mr), 2 Tour de France (su 3 partecipazioni; 9 tappe e 19 mg), 1 Mondiale in linea (nel 1953, con 6’ di margine dopo 30 km di fuga solitaria), 1 Parigi-Roubaix, 3 Sanremo (nel ’46 s’impose con un quarto d’ora sul secondo classificato), 5 Lombardia (tuttora un record inavvicinabile), 1 Freccia Vallone e 4 Titoli Italiani. Celeberrime furono le imprese che gli consentirono di vincere il Tour del ’49: il campionissimo nella tappa che arrivava a Briançon andò in fuga assieme a Bartali e staccò tutti di oltre 5’, ed il giorno dopo ad Aoste staccò proprio Bartali di circa 5 minuti ed il terzo, Robic, di oltre 10’, completando la super rimonta per la conquista della maglia gialla, dimostrando a tutti che per lui nulla era impossibile, proprio come il Bartali dei tempi migliori; Coppi avrebbe completato il suo exploit imponendosi alla grande anche nella cronometro di Colmar-Nancy (137 km), vincendo con 7’02’’ sul secondo classificato Bartali, che a fine Tour avrebbe accusato un gap di 10’55’’ da Fausto. Nel ’52 realizzò un’altra impresa pazzesca, imponendosi al Sestriere (dopo aver scalato in solitaria il Col de la Croix de Fer, il Galibier e il Montgenevre ) con 7’09’’ sul secondo classificato, vincendo a Parigi con 28’17’’ sulla concorrenza, per quello che rimane tutt’oggi il divario più largo del Dopoguerra. Ma un’altra azione prodigiosa merita di essere menzionata, ed è quella del Giro d’Italia 1949: fino alla 16^ tappa Adolfo Leoni è in rosa per 58’’ e Coppi, nonostante l’impresa di Bolzano, in cui aveva vinto rifilando quasi 7’ allo stesso Leoni ed ad un indomito Bartali, continua ad inseguire; poi alla 17^ frazione, la Cuneo-Pinerolo, di 254 km, Coppi straripa, imponendosi con 11’52” su Bartali (frenato da più forature) e 19’14’’ su Alfredo Martini, per quella che rimane la tappa simbolo della storia del ciclismo mondiale.

Dal fisico apparentemente poco atletico, era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune (capacità polmonare di 6,5 litri e 44 pulsazioni cardiache/minuto a riposo), qualità che n’esaltavano la resistenza sotto sforzo. Leggendaria la sua rivalità proprio con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato Dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Coppi morì nel ’60 a soli 40 anni di malaria (stranamente non diagnosticata dai medici) contratta nell’Alto Volta durante una gara. La sua dipartita lasciò un paese sotto shock. Coppi negli ultimi anni era stato al centro anche delle cronache scandalistiche del tempo, per la relazione extraconiugale avuta con Giulia Occhini, moglie del dottor Locatelli. Tra Fausto e Giulia Occhini iniziò una storia d’amore, resa pubblica nel giugno del ’53. Essendo entrambi già sposati, la relazione suscitò all’epoca grande scandalo e fu fortemente biasimata da una parte dell’opinione pubblica; persino il Papa Pio XII giunse a condannarla apertamente. La vicenda culminò in un processo e Coppi sarà condannato a 2 mesi di carcere pena sospesa.

Tornando alla domanda iniziale, ovvero su chi sia stato il più grande fra Coppi e Bartali, beh, i due in salita erano ugualmente mostruosi, anche se nelle “sfide a due” spesso trionfò Coppi (come ad esempio al Tour del ’49). Tuttavia Fausto aveva dalla sua l’età, perciò possiamo dire che i due non abbiano mai lottato ad armi pari (per intenderci, Coppi nel ’49 aveva 30 anni, mentre Bartali ne aveva 35), e questo, al di là della retorica del tempo (i cui riflessi si avvertono tuttora), ci suggerisce come in verità la storia, purtroppo, non abbia mai potuto assistere ad un confronto equo fra i due eroi del pedale. Inoltre una cosa è certa: Bartali ha dovuto sacrificare alla guerra ed alla malasorte i migliori anni della gioventù, quando avrebbe potuto persino realizzare imprese più grandiose del suo erede Coppi. Fausto rispetto a Gino era però attivo anche su pista, fregiandosi fra l’altro di 2 Titoli Mondiali.

1 NEDO NADI (1894) SCHERMA

Formidabile ed ineguagliabile spadaccino degli Anni ’20, Nedo Nadi fu il primo schermidore leggendario dei tempi “moderni”, la cui fama prodigiosa ed intrisa nel mito è rimasta inalterata sino ai giorni nostri. È considerato dai più “erede” ideale di D’Artagnan nonché il più forte sportivo italiano d’ogni epoca, le cui gesta traslano dal reale all’utopia. Nadi è stato l’unico in grado di eccellere in tutte le armi: fioretto, spada e sciabola, ed è tuttora, comprendendo tutti gli sports, l’azzurro che ha vinto più medaglie d’Oro ai Giochi Olimpici, ben 6 (di cui 3 individuali), come E. Mangiarotti e V. Vezzali (fra le donne), quota quasi record fra gli schermidori d’ogni epoca. È stato altresì l’unico italiano a vincere 5 Ori in una sola edizione Olimpica (Anversa ’20, in cui mancò solo l’oro individuale nella Spada, a causa di problemi intestinali che lo costrinsero ad abbandonare il torneo), per un exploit entrato nella leggenda dello sport tutto (un altro Oro lo aveva vinto nel ’12). Dopo esser diventato professionista l’Imbattibile non poté per regolamento prender parte ad alcuna competizione ufficiale (all’epoca fra le gare più rinomate vi erano in pratica solo i Giochi Olimpici) ma continuò a mietere successi in tutto il Mondo guadagnando fior di quattrini. Poi, logorato nel fisico, disse basta alle gare e nel 1931 accettò di allenare la Nazionale italiana. Nedo Nadi morì nel 1940, a soli 46 anni, stroncato da un ictus. Aveva un fratello, Aldo, anch’egli schermidore, di caratura discreta, che Nedo affrontò e sconfisse nella finale Olimpica a girone di Sciabola individuale 1920. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Nedo, arruolato come ufficiale di cavalleria, si fece quattro anni al fronte e fu tra i primi ad entrare nella Trento liberata. Un’impresa coraggiosa grazie alla quale riuscì ad aumentare la sua già nutrita collezione di medaglie con altre due decorazioni, questa volta al valor militare. Personalmente lo colloco fra i primi 10 atleti che abbiano preso parte alle Olimpiadi, nonché fra i primi venti mostri sacri di tutti gli sports, il più grande di sempre, relativamente agli sport individuali, dopo M. Phelps, davanti a Carl Lewis, Fausto Coppi, Gino Bartali, Cassius Clay ed Usain Bolt. Fu portabandiera ai Giochi 1920.