E’ la Honved di Budapest (Ung) la squadra di club più forte di sempre.

(a cura di Alberto Sigona)– LA REGINA DELLA STORIA. Trascinata dai mitici N. Hidegkuti, F. Puskas e S. Kocsis, la formidabile compagine magiara, al termine di una Finale elettrizzante, si aggiudica l’immaginaria Coppa delle Leggende, prevalendo sul gotha del calcio mondiale d’ogni epoca. Nella super “top five” troviamo anche diversi team italiani.

Al fine di decretare la più grande squadra di tutti i tempi abbiamo immaginato un torneo regale ad eliminazione diretta (partite secche in campo neutro), denominato Coppa delle Leggende, in cui sono impegnate le compagini che nella loro epoca erano le più forti, in cui giostrano calciatori dalla celebrità mai sbiadita. Assisteremo a partite memorabili, a duelli inverosimili, a performance da favola, in cui l’eccellenza la farà da padrone. Buon divertimento!

L’INCHINO DI BECKENBAUER E MULLER

Si parte dagli Ottavi di Finale. Ad inaugurare la prestigiosa kermesse elitaria, nel magnifico scenario dell’Old Trafford di Manchester, c’è il Grande Real Madrid Anni 50 delle cinque Coppe dei Campioni consecutive, che affronta la portentosa Austria Vienna Anni 30. In campo vi è gente del calibro di Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskas da una parte e M. Sindelar dall’altra. Il match è altamente spettacolare e, specialmente nel secondo tempo, rispetta ogni attesa. La spuntano i blancos, favoriti della vigilia, per 4-2 (un risultato che però non spiega il vero equilibrio in campo), con l’ungherese Puskas (coadiuvato egregiamente da Di Stefano e Gento) che deflagra con una quaterna d’autore in cui mostra tutto il suo sconfinato repertorio, traducendo nel miglior modo possibile il brillante gioco madridista avente nella Saeta Rubia Di Stefano la propria stella mega galattica; a nulla serve la pregevole doppietta di Sindelar (soprannominato “Il Mozart del calcio”), che arriva a punteggio ampiamente compromesso (ovvero sul 3-0), che più che altro salva l’onore ad un team che nel periodo del calcio danubiano incuteva timore e rispetto. Nelle altre partite si assiste a degli autentici show in cui non mancano i fuochi d’artificio. La celeberrima Honved di Budapest travolge i coriacei cecoslovacchi dello Slavia Praga di J. Bican (un gol ed un assist per lui) con un perentorio 5-2, con Z. Czibor mattatore (due reti e due assist divini). La Grande Inter di Helenio Herrera prevale in un derby tutto italiano sul Napoli di D. Maradona (le cui prestazioni hanno contribuito non poco alla qualificazione dei partenopei a questo torneo), al quale non bastano due perle su punizione siglate quasi allo scadere a raddrizzare le sorti di un incontro intaccato già dopo i primi 30 minuti di gioco in virtù di una splendida doppietta di Sandro Mazzola (abile ad avvalersi delle sgroppate sulla fascia di G. Facchetti) e di un gol di testa di Tarcisio Burgnich sugli sviluppi di un corner. Non c’è storia fra l’Ajax di J. Crujff e Neeskens ed il Bologna Anni 30 di Angelo Schiavio e Carlo Reguzzoni, che viene imbrigliato (4-1 con reti di Suurbier, Haan, Keizer ed ancora Haan) dal gioco corale ed a tutto campo degli olandesi, troppo evoluto per essere compreso dagli emiliani. Soffre tanto ma alla fine la spunta di misura grazie ad un gol last minute di Valentino Mazzola il Grande Torino, che nonostante diverse defezioni (mancano fra gli altri Ossola e Rigamonti) supera 2-1 il fortissimo Bayern Monaco di F. Beckenbauer e Gerd Muller (imbrigliato dalla rete tessuta dal Sistema granata), la squadra più illustre ad abbandonare anzitempo il torneo.

LA PARTITA PERFETTA

Nel suggestivo Stamford Bridge di Londra si assiste ad i fuochi d’artificio nella super sfida, di fatto una finale anticipata, fra il mega Milan di Marco Van Basten e Ruud Gullit ed il formidabile River Plate di Angel Labruna, Adolfo Pedernera & company. I rossoneri passano in vantaggio dopo appena 5′, con un diagonale dal limite di Carlo Ancelotti sapientemente lanciato da Baresi; tempo un quarto d’ora e gli argentini pervengono al pareggio con una bomba da oltre 25 metri scagliata da Labruna, che pochi minuti più in là si fa ipnotizzare da G. Galli fallendo a tu per tu il gol del possibile vantaggio; allo scadere del 1° tempo il Diavolo raddoppia con un gol da pochi passi di Gullit, ma al tulipano olandese viene fischiato un dubbio fuorigioco, così si va negli spogliatoi col punteggio ancorato sull’1-1; in avvio di ripresa il River ha l’occasione per portarsi in vantaggio, ma Eusebio Videla spedisce a lato da pochi passi; poco dopo l’arbitro di gara sorvola su di un’entrata molto dura di Franco Baresi su Loustau (che invoca invano il rigore), che 6′ più tardi non può nulla contro l’incursione micidiale del solito Labruna, che imbeccato magistralmente da Pedernera colpisce un clamoroso palo a portiere battuto; al 25° minuto il Milan sfiora il raddoppio, con Gullit che di testa lambisce la traversa da posizione favorevole; ancora Gullit pochi minuti dopo sfrutta una disattenzione difensiva per innescare il compagno di reparto Van Basten, che da pochi passi non può sbagliare, ma il portiere Barrios lo atterra in piena area, provocando il calcio di rigore, che freddamente il Cigno di Utrecht trasforma; ma la gioia dei rossoneri dura soltanto 120 secondi, con Pedernera che, dopo aver eluso l’intervento di Paolo Maldini (unica sbavatura di un match encomiabile), sigla il 2-2 con un gran tiro dai 30 metri che incenerisce l’incolpevole portiere italiano; seguono minuti di gioco frenetico da entrambi le parti, e le occasioni fioccano sia per il Milan che soprattutto per il River (che sfiora il palo in due occasioni); la partita sembra destinata a risolversi ai supplementari, quando in pieno recupero l’altro fuoriclasse olandese Frank Rijkaard con un chirurgico destro dai 16 metri va a togliere la ragnatela all’incrocio della porta avversaria, regalando al proprio team una vittoria memorabile, arrivata al termine di un match pirotecnico ad alto tasso tecnico ed adrenalinico, destinato a rimanere il più bello dell’intero torneo. Gli altri incontri rimanenti sono meno scoppiettanti ma di certo valgono ampiamente il prezzo del biglietto e vedono i successi del Santos di Pelè sul Real Madrid 2017 di Cristiano Ronaldo (3-1 con doppietta di O Rey e rete illusoria dell’1-0 di CR7) e della Juventus Anni 90 che la spunta di misura, 1-0 (gol in contropiede di Gianluca Vialli, servito egregiamente da Alex Del Piero), sulla corazzata Barcellona di un Leo Messi che viene sapientemente reso docile e inoffensivo dei trattamenti, a volte al limite del regolamento, riservatigli da Pietro Vierchowood e compagnia.

REAL MADRID MEGA GALATTICO

Si giunge ai Quarti di Finale, in cui sono rimaste le magnifiche 8 all time, coi duelli che si preannunciano sempre più equilibrati ed avvincenti. Il sorteggio vede contrapposte il Real alla Juventus, che stavolta, allo stadio Amsterdam Arena, deve inchinarsi allo strapotere delle merengues, che tramortiscono i bianconeri con un impietoso 5-1 che non ammette repliche: sugli scudi Francisco Gento, un gol al volo e ben 4 assist al bacio per le rispettive adorabili doppiette di Puskas e R. Kopa, che con i suoi doppi passi fa impazzire la retroguardia juventina (inutile il gol del provvisorio 1-1 siglato in rovesciata da Gianluca Vialli). Si rivela per cuori forti l’incrocio disputato all’Allianz Stadium di Torino fra la Honved e l’Inter, risolto in favore dei magiari solamente ai rigori (5-4, errore dal dischetto di Mazzola) dopo lo sfavillante 3-3 dei tempi regolamentari, con la seguente successione delle reti: Czibor porta in avanti gli ungheresi dopo appena 45”, e sarà sempre lui a raddoppiare alla mezz’ora; i nerazzurri accorciano le distanze con Sandro Mazzola ma pochi minuti dopo l’Honved si porta sul 3-1 con un missile dai 40 metri di Puskas; partita finita? Macchè! Al 5° della ripresa Luis Suarez pennella di prima per il solito Mazzola, che da pochi passi sigla il gol del 2-3; a 20” dal termine delle ostilità Mariolino Corso su punizione a foglia morta agguanta l’insperato 3-3, prolungando il match sino all’overtime; in 30 minuti l’Inter sfiora più volte il 4-3, ma Mazzola (ormai stremato) non è abbastanza lucido sotto porta, ed anche Suarez, Jair (che nel finale spreca una ghiotta occasione, andando con sufficienza su di un pallone invitante di Corso) e compagnia iniziano ad accusare la stanchezza; si va dunque ai rigori, in cui prevarrà la compagine magiara, che dagli 11 metri si dimostra infallibile.

TANTI SALUTI A CRUJFF E PELE’

Nelle altre due sfide il Torino – in cui sale decisamente in cattedra Valentino Mazzola – prevale a stento all’Olimpico di Roma sui lancieri dell’Ajax (gol di G. Gabetto in extremis su suggerimento di Rigamonti), 1-0 e tanti saluti al calcio totale degli olandesi. Il Milan dal canto suo, reduce dalla battaglia contro il River Plate, nella fantastica cornice del Camp Nou di Barcelllona compie un’altra impresa, affossando le ambizioni del Santos al termine di un match al cardiopalma, risolto solamente ai supplementari, 3-2, con tripletta su azione di un indomito Van Basten (imbeccato in un paio di occasioni da un inspiratissimo Donadoni) e doppietta ininfluente di Pelè, che con due magistrali colpi di testa siglati negli ultimi 10 minuti del 2° tempo aveva momentaneamente raddrizzato un incontro che dopo appena 19 minuti vedeva i rossoneri condurre 2-0; ma sull’esito dell’incontro pesa un rigore lampante non concesso allo stesso O Rey in avvio di primo tempo supplementare…ad ogni modo a legittimare il trionfo del team di A. Sacchi vi pensano due traverse accarezzate da Ancelotti e Costacurta sul punteggio di 2-0 ed un possibile offside sul 2-2 di Pelè, che nonostante la sconfitta della sua squadra risulta di gran lunga il migliore in campo (tanto da meritarsi il Titolo di MVP dell’intero torneo), avendo allietato la platea con mirabili giocate da circo destinate a rimanere a lungo impresse nella memoria dei fortunati spettatori.

MILAN DA SOGNO

In Semifinale al Parco dei principi di Parigi il Milan sfida il Real Madrid, in un match che si annuncia epico. In avvio di gara l’arbitro sorvola su di una entrata molto rude di F. Baresi su Puskas (sanzionata solo con il cartellino giallo) che rischia di lasciare di già la sua squadra in dieci uomini. Al 20° il Milan si porta in vantaggio con Donadoni, ma su segnalazione del guardialinee l’arbitro annulla, tra le veementi proteste dei rossoneri; ma 5′ dopo la squadra italiana può gioire, in virtù di un gran gol da fuori area di Ancelotti, che poco dopo sfiora il raddoppio personale su preciso assist al volo di un Donadoni particolarmente in giornata di grazia; allo scadere del 1° tempo la mastodontica squadra iberica, dopo essersi prodigata in oltre 20′ di attacchi forsennati ma sterili (che più che altro hanno il merito di sfiancare gli avversari), perviene al meritato pareggio con una gran botta dalla distanza del jolly Alfredo Di Stefano (che poco prima aveva rischiato di lasciare il campo a seguito d’una botta ricevuta da Colombo), sin lì il migliore in campo assieme ad un pressoché insuperabile Baresi; è proprio il libero rossonero in avvio di ripresa a scongiurare il raddoppio di uno scatenato Puskas, fermato in perfetto tackle al limite dell’area, quando si avviava a presentarsi a tu per tu con Galli; il Real sembra davvero indemoniato, la sua manovra si fa sempre più avvolgente (Di Stefano è una inesauribile fonte di gioco), e nel giro di otto minuti sfiora il gol in ben 3 occasioni, sempre con Puskas, che trova davanti a sé un portiere in giornata sì ed una sorte che mediante due legni gli nega la gioia. Ma tanto zelo viene finalmente premiato al 37°, con Gento che da pochi passi mette in rete per il 2-1 (assist di tacco di Hector Rial), che a quel punto pare definitivo. Tuttavia la contesa non è ancora finita e allo scoccare del 90° Van Basten (imbeccato da un lungo lancio di Costacurta) in sforbiciata volante perviene al pareggio. Così l’incontro si protrae sino ai supplementari, con le due compagini che non riescono più di tanto a rendersi pericolose, a parte un tiro dai 22 metri di Donadoni che lambisce il palo (ed un possibile rigore negato al Real per presunto atterramento di Di Stefano ad opera di M. Tassotti, fra l’altro già ammonito…). Ai rigori gli errori non si contano ed alla fine si rivela decisiva la trasformazione di Alberigo Evani, subentrato al 78° ad uno spento Angelo Colombo.

HONVED NELL’OLIMPO

Nell’altra partita (giocata in un San Siro tutto esaurito) al termine di 90 minuti favolosi, in cui si esprime un calcio champagne da fim fantasy, l’Honved prevale a stento sul Torino, 3-2, con reti di Kocsis, Loik, Menti (entrambi gli assist di Valentino Mazzola, che a mezz’ora dalla conclusione sarà costretto ad uscire per infortunio), Czibor e rete risolutiva in elevazione di un invasato Kocsis (in precedenza autore di ben 3 pali).

La finale, in programma al maestoso stadio Maracanà di Rio De Janeiro, vede perciò difronte il Milan di A. Sacchi e la Honved di Béla Guttmann, per quella che a tutti gli effetti si annuncia una parata di stelle. In casa rossonera si deve sopperire agli squalificati Tassotti ed Evani, mentre gli ungheresi lamentano le assenze per problemi fisici di László Budai e soprattutto József Bozsik, che nel corso della manifestazione si erano distinti molto positivamente. Pronti via ed il regista Nándor Hidegkuti imbecca sul filo del fuorigioco Puskas, che scarta in uscita il portiere e mette in rete per il provvisorio 1-0. Dieci minuti dopo Van Basten perviene al pari con un rasoterra dal limite (assist di Gullit), e pochi istanti più tardi lo stesso fuoriclasse olandese sfrutta una serie di rimpalli in area e sigla il 2-1 con un preciso diagonale da pochissimi metri. Seguono parecchi minuti di attacchi impetuosi della Honved (spesso imbastiti da Hidegkuti), ma la super linea arretrata approntata dai rossoneri riesce ad arginare la valanga ungherese. Al 38° Maldini entra duramente su Czibor, rimediando l’ammonizione. Pochi minuti più tardi lo stesso Maldini viene graziato dall’arbitro per un fallo di mano al limite dell’area. Quindi al 45° esatto la Honved finalmente riesce a perforare la diga rossonera su colpo di testa di Kocsis. 2-2 e palla al centro. Tempo 37” e Puskas, dopo aver saltato in dribbling Maldini e Donadoni (irrisi dalle sue finte) sigla il 3-2, punteggio con il quale si chiude il 1° tempo. La ripresa vede il Milan attaccare stoicamente a testa bassa con grandissimo impegno ma senza quasi mai rendersi pericoloso in avanti, esponendosi però ai numerosi contropiedi dei magiari, che non trovano la giusta ricompensa soltanto per gli interventi ai limiti della realtà di Baresi (miglior difensore del torneo), Maldini, Costacurta e persino di Ancelotti, che per arginare la foga degli avversari è costretto spesso a ripiegare in difesa. Ma è proprio un suo improvvido retropassaggio al proprio portiere a rischiare di far capitolare definitivamente il Milan, fortunatamente per lui Puskas prende in pieno il palo. Nel prosieguo dell’incontro il Diavolo (che nel frattempo deve rinunciare a Baresi, vittima dei crampi) sfiora più volte il gol del pari ma a negarglielo ci pensa il portiere Grosics, con parate miracolose, specialmente quella che al 90° lo vede volare quasi all’incrocio dei pali su tiro dai 25 metri di Gullit. Al 91° è sempre Puskas, ancora una volta innescato da un Hidegkuti in gran vena, ad avere sui piedi la palla del gol risolutivo, ma l’asso magiaro è ormai sfinito da una partita giocata a ritmi altissimi, e, complice l’ostruzionismo di Maldini, tira debolmente in “bocca” all’estremo difensore rossonero. Al 93° il tuttocampista Hidegkuti si guadagna la palma di miglior in campo con una bella conclusione dai 25 metri che per poco non spezza le dita a Galli, che respinge miracolosamente in angolo. Al 94° (vengono concessi 5′ di recupero) l’arbitro assegna un rigore molto generoso (non esiste il VAR a smentirlo) per una spintarella appena accennata di Czibor sul neo subentrato D. Massaro (che pochi istanti prima aveva rimpiazzato l’esausto Van Basten), ma Donadoni, anch’egli fiaccato da un match molto dispendioso, spedisce clamorosamente a lato a portiere battuto. C’è ancora tempo per un’espulsione (l’unica di tutta la kermesse) comminata a Gyula Lóránt per fallo di reazione nei confronti di Maldini (che uscirà col volto sanguinante), quindi l’arbitro fischia la fine. L’Honved è così Campione d’ogni epoca. Più forte del Milan. Più forte della sorte. Più forte della storia.

Top 11 del Torneo: Grosics; Maldini, Baresi, Tassotti, Costacurta; Czibor, Gullit, Hidegkuti, Di Stefano; Pelè, Puskas All: A. Sacchi

MVP: Pelè

Miglior difensore: Baresi:

Miglior Centrocampista: Hidegkuti

Milglior Centrocampista-attaccante: Pelè

Miglior Attaccante: Puskas

Miglior jolly: Di Stefano

E secondo voi, cari lettori, qual è stata la squadra più forte di sempre?

Alberto Sigona