GIANCARLO DOTTO AVE MOU


Il grande ritorno di José Mourinho Prefazione di Maurizio CostanzoCome si calerà il guerriero di Setúbal nella città morbida e fatalista, lui che vive di tensioni e di sfide sempre nuove?
Sprofonderà giorno dopo giorno nelle lusinghe di una città che, sotto i sampietrini, nasconde le sabbie mobili o avrà Roma adorante ai suoi piedi?

GIANCARLO DOTTO ha scritto,
tra gli altri, per “La Stampa”,
“Il Messaggero”, “Il Foglio”,
“Panorama”, “l’Espresso”, “Sette”,
“Diva e Donna”, “Vanity Fair”, “Max”,
“Wired” e “Corriere dello Sport”.
Autore e opinionista di trasmissioni
per Mediaset, Rai, La7, San Marino Rtv,
è stato amico e collaboratore di Carmelo
Bene, con il quale ha scritto Vita di
Carmelo Bene (1998). Ha partecipato
alle autobiografie di Maurizio Costanzo
(Chi mi credo di essere, 2004) e Ornella
Vanoni (Una bellissima ragazza, 2011).
Tra i suoi libri, Il mucchio selvaggio
(con Sandro Piccinini, 2006), La squadra
perfetta (2008), Il Dio che non c’è (2021).
Per Rizzoli ha pubblicato il romanzo
Anime pezzenti (2017) e Nate libere
(2020).
«La Roma è lieta di annunciare che José Mourinho sarà…»
Quel pomeriggio del 4 maggio 2021, la notizia che Mourinho,
ripetutamente vincitore di campionati e coppe in Portogallo,
Inghilterra, Italia e Spagna, torna da noi, a 11 anni di distanza
dallo storico Triplete con l’Inter e per allenare la Roma, sembra
un’invenzione e una burla. È l’“incredulità di una tifoseria intera,
ma di tutto il sistema calcio Italia, attraversato all’istante da una non
misurabile scossa di adrenalina che non si placa a distanza di giorni,
settimane, mesi”. Perché Mou si può amare o odiare, ma di sicuro
non lascia indifferenti. Umili cronisti e intellettuali raffinati hanno
svuotato la loro cartucciera di pensieri e parole per sviscerarlo.
Oggi a raccontare la Mourinho-mania è Giancarlo Dotto, autentico
cultore della materia, scrittore, romanista e biografo di personaggi
abituati a vivere ben sopra le righe. Il Mou di Dotto ha un’inquietante
somiglianza con Ottaviano Augusto, non ama i bravi ragazzi e cerca
una squadra di bastardi pronta allo scontro finale con Belzebù, è un
condottiero-seduttore per il quale qualcuno (un certo Ibra, tra i tanti)
sarebbe disposto a uccidere, ha bisogno di sentire il rumore dei nemici,
si confronta solo con i più grandi del passato (lo Sciamano al cospetto
del Mago Herrera), deve far dimenticare una sequela di allenatori
schiacciati a Trigoria dal peso delle sconfitte e rivivere i fasti
del Barone Flemmatico (Liedholm) e di Mascella Volitiva (Capello),
gli artefici degli ultimi due scudetti della Roma. Certo, il cuore
dei tifosi romanisti “è disponibile all’amore e all’entusiasmo come
è altrettanto disponibile a girare le spalle”, scrive Maurizio Costanzo
nella prefazione; ma il carisma dell’uomo di Setúbal è tale
che, comunque andranno le cose, ci sarà da divertirsi. Intanto,
si divertiranno i lettori di Ave Mou.